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PAST Exhibitions
Francesco Sena

Attraversami in 13 secondi, curated by Gabriella Serusi
From 05.04.2006 to 27.05.2006

Francesco Sena – attraversami in 13 secondi
attraversami in 13 secondi
2006
plastilina, cera su legno
200 x 340 cm
Francesco Sena – dormi
dormi
2006
plastilina, cera su legno
120 x 150 cm
Francesco Sena – preme
preme
2006
plastilina, cera su legno
150 x 150 cm
Francesco Sena – un po’ piú in là
un po' piú in là
2006
plastilina, cera su legno
170 x 200 cm

Gagliardi Art System / gallery ha il piacere di presentare un ciclo di opere inedite di Francesco Sena.
Le opere di Francesco Sena si situano al limite tra pittura e arte plastica. L’inusuale tecnica di realizzazione, quanto mai originale rispetto al panorama della nuova pittura italiana, si avvale di materiali, supporti e stratagemmi non propriamente conformi a questo linguaggio e tuttavia indispensabili all’esito conclusivo dei lavori. Pannelli lignei al posto delle abituali tele, applicazioni minuziose e ripetute di plastilina usate per definire forme, figure ed elementi in bassorilievo, coloriture rapide finalizzate alla creazione di ombre e chiaroscuri: tutte le fasi preparatorie messe a punto dall’artista appaiono funzionali al momento della stesura finale di un doppio strato di cera colorato e semitrasparente, accuratamente scavato e levigato alla maniera di certi marmi rinascimentali. Il risultato di questo lento processo è sempre un’immagine fortemente evocativa, frutto di una sintesi figurativa a lungo ricercata in precedenza, spesso sospesa in una dimensione spazio-temporale indefinita e lontana. 
La natura onirica e visionaria, a volte letteraria delle opere, si è via via accentuata negli ultimi anni. Se nei primi paesaggi urbani realizzati con coperture in cera dai colori lisergici e antinaturalistici era ancora possibile cogliere un affetto per le cose della realtà, in queste ultime nature popolate di elementi e di figure simboliche, lo straniamento risulta più evidente. L’artista suggerisce la creazione di un mondo altro, di uno stato dell’essere e della materia diverso. Immaginazione, sogno, visione fantastica, immaginario cinematografico, citazione letteraria, incursioni nella quotidianità, si sovrappongono in uno stato di felice con-fusione che fa oscillare la visione fra realtà e finzione, fra teatro e vita, fra sonno e veglia.

Attraversami in 13 secondi allude ironicamente al tempo di adattamento dello’cchio esterno alla visione ma è anche il titolo del grande dittico blu esposto in galleria. Questa serie di opere di grande e media dimensione mette ulteriormente a fuoco la ricerca meditativa e proiettiva della pittura di Sena. La volontà di traghettare lo spettatore verso un altrove appena riconoscibile sotto il segno del reale, imprime a questi paesaggi essenziali, ai boschi, alle figure solitarie, agli animali, una carica meteforica potente. Cacciatori e prede fluttuano dietro lopacità di uno strato di cera emitrasparente che nebulizza contorni e forme. Le immagini oscillano sulla soglia della visibilità e, di fatto, della stessa esistenza.

PAINTING IN THE BLUE TIME

Gabriella Serusi

Dove siamo?
Ma via! Dico sul serio: dove siamo?
Ovunque siamo, non è casa tua.
Ce ne fossero di questi posti![1]
I have spread my dreams under your feet; Tread softly because you tread on my dreams.[2]
Di passaggio. Passeggeri senza nome e senza gloria, presenze di poco disturbo ma in fondo anche di poco conto. A guardarle, inequivocabilmente isolate e protette da un manto opalino di cera semitrasparente dietro il quale sembra agire un’esistenza in balia delle cose, è così che le immagini pittoriche di Francesco Sena ci fanno sentire. L’impressione, superata la soglia delle apparenze, è quella di aver violato un ordine degli elementi tanto discreto quanto perfetto, di aver fatto irruzione sulla scena dei fatti nel momento meno opportuno, nell’attimo prima in cui un piccolo o grande evento sta per accadere o piuttosto alla fine, quando ogni azione, precipitata nell’ambito dell’irreversibile e dell’irreparabile, è già compiuta. Quale che sia la prospettiva della nostra visione, la natura delle opere rivela il suo senso più profondo proprio nel nocciolo misterioso e indecifrabile che lega ogni causa ad un effetto, ogni prima a un dopo, ogni elemento della partitura visiva ad un altro. Tutto appare lontano, come sfumato dietro una cortina di nebbia che rende i contorni delle figure e dei paesaggi appena percepibili, immerso in un’uggia autunnale che lascia presagire l’arrivo di un freddo inverno giunto forse prematuramente a rallentare i ritmi di una natura già di per sé sonnacchiosa e indifferente. Un tronco disadorno di foglie giace a terra privo di vita: non c’è traccia nel quadro dell’albero a cui un tempo il ramo apparteneva; un giovane fa capolino sulla scena, ha le braccia pesanti e la testa reclinata sulle spalle: forse si è perso. Ma perché si trova lì e cosa lo ha portato nel bosco? E perché è solo? Da unaltra parte, una ragazza vestita di tutto punto, distesa sotto un intreccio di arbusti, tiene gli occhi chiusi. Sembra una principessa, la Bella Addormentata. Come lei ha labbra rosse ma il suo pallore evoca una bellezza mai risvegliata. La vita le è passata accanto, lasciandola come Ofelia con pugno di fiori a galleggiare nel nulla. Padroni della scena, due uccelli con le ali composte scrutano il paesaggio. Sono loro i custodi del suo segreto. Loro sanno se la fanciulla sta riposando oppure è morta. Ma da quanto sono lì? Il tempo, nella sua accezione di successione di minuti e di ore, di giorni e di stagioni è un concetto relativo, estraneo a queste immagini. Nei paesaggi di Francesco Sena la struttura temporale è oscurata: i personaggi, gli animali, la natura stessa vengono congelati in un eterno presente che allontana il fantasma della deperibilità della materia. Siamo nell’ordine della fabula o del teatro dove le coordinate spazio-temporali saltano e il possibile si approssima al reale. C’è sempre nelle visioni pittoriche di Francesco un affascinante mix di passato e presente, di cronaca e di fatti mitici, di reale e di fiabesco, di simbolico e di immaginario. La dimensione temporale si dispiega lungo lasse della sua fenomenologia: lattesa, il ricordo, il gesto che evoca un momento preciso, l’emozione legata ad un istante, il rimosso. Tutti gli indizi muovono verso la costruzione di uno schema visivo molto simile a quello del sogno o della fiaba dove gli eventi si sovrappongono senza una logica consequenziale e le azioni attivano, attraverso complesse simbologie, relazioni fra il conscio e l’inconscio, fra il vissuto personale e i saperi collettivi. Quello che lartista mette in scena è un Mondo Altro governato da regole più sottili, formulate sulle urgenze dei desideri e dei bisogni che sono dettami severi, da ascrivere – così come ha scritto Jacques Lacan – più nella logica della mancanza che nel registro del reale. Lopacità delle superfici pittoriche, lindefinitezza delle forme e delle figure, la distanza imposta allo sguardo dello spettatore altro non sono che effetti molto simili a quelli che si producono quando rovesciamo gli occhi verso linterno di noi stessi. È la questione della definizione dell’Identità, tanto cara alla psicanalisi ma anche all’arte degli anni Novanta a cui anche Sena appartiene. Abbandonate le posizioni narcisistiche e politiche degli anni Settanta, è nellincontro con l’Altro, con ciò che è fuori di noi, estraneo al limite a noi, che possiamo conoscere l’Io e definire il Sé. In questo senso, i lavori recenti di Francesco (più ancora dei primi scorci urbani) assumono il valore di Opera Aperta. Se è vero che ad un primo sguardo l’indefinitezza di questi flash confonde la ragione e le nostre facoltà percettive, è altresì vero che ci attira per il suo potere specchiante, per lenorme portato di segni e di segnali che alludono ad un patrimonio comune di conoscenze e di incertezze, proprie di chi produce le immagini ma anche di chi le fruisce. L’astuzia dell’artista sta proprio nel creare situazioni vagamente familiari, vagamente riconoscibili, non totalmente dissimili dalla realtà, popolate di cose e di persone che facilitano, grazie alle loro proprietà di simboli universalmente riconosciuti, lavvicinamento e il passaggio ad uno stato diverso della comprensione del mondo. Quella che, in altre parole, lo storico della letteratura Michele Rak definisce, in riferimento al genere letterario della fiaba, lindividuazione delle possibili catene di senso che il lettore decide di veicolare attraverso un racconto[3] per meglio decodificare le strutture nascoste della realtà. Quanto al significato ultimo di realtà, che preme qui discutere in funzione di una lettura meno estemporanea delle opere di Francesco Sena, mi pare che il contributo offerto dal filosofo italiano Luigi Pareyson sia oltremodo illuminante: il puro esistente dice Pareyson è qualcosa di opaco, che resta chiuso e recalcitrante al pensiero e impermeabile alla ragione[4]. L’aura dell’opera si rivela nell hic et nunc di un eterno presente che accomuna lo stato dell’opera alla situazione dello spettatore. Va osservato poi, che se oggi tanta arte contemporanea sembra aver abdicato le forme pure del reale, rinunciando alla schietta esibizione di queste, non è perché esse non interessano o manca la volontà di rappresentarle, ma perché l’idea stessa di reale è cambiata, il quale ci sembra oggi, insieme e contraddittoriamente, più povero e più ricco che mai.[5] Opere come Attraversami in 13 secondi, il dittico blu esposto in galleria, o Preme, laffascinante natura gialla con arbusti e uccelli che unisce la perfetta essenzialità degli elementi al giusto rilievo degli stessi nella composizione, similmente ad un ikebana giapponese, si collocano in quella zona fragile e liminale che distingue il sonno dalla veglia, la vita reale dal gioco simulato, l’apparenza dal vero. Non propriamente sogni ma neppure nuda realtà: è così che adesso ci appaiono le pitture di Sena. Non ci sentiamo più degli intrusi, dei passanti inopportuni ma dobbiamo ancora strizzare gli occhi, distanziarci un po’ dalle immagini perché da lontano tutto sembra più chiaro, più nitido, più sincero.
[1] Yasunari Kawabata, A casa, in Racconti in un palmo di mano, a cura di Ornella Civardi, 2002, Marsilio Editore. [2] (…) ho sparso i miei sogni ai tuoi piedi/cammina delicatamente perchè stai camminando sui miei sogni. W.B. Yeats, He wishes for the cloths of heaven, in Yeats, the poems. A selection by Gerald Dawe, 1993, A. Livia Press, Dublin. [3] Michele Rak, Logica della fiaba.fate, orchi, gioco, corte, fortuna, viaggio, capriccio, metamorfosi, corpo.2005, Bruno Mondatori Editore. [4] Luigi Pareyson, Ontologia della libertà, 1995, Einaudi, Torino. [5] Mario Perniola, L’arte e la sua ombra, 2000, Einaudi Editore, Torino.