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Aurore Valade

Aurore Valade – Mexican Interiors
From 03.05.2018 to 29.07.2018

Nell’ambito della prima edizione di Fo.To. Fotografi a Torino, che si svolge dal 3 maggio al 29 luglio 2018,

GAGLIARDI E DOMKE presenta:

Aurore Valade – Mexican interiors 

Inaugurazione 3.5.18 / 18.00 – 24.00

5.5.18 – 6.5.18 apertura straordinaria: 10.00 – 19.30

Aurore Valade disegna dispositivi fotografici partecipativi dove invita persone anonime a (ri)giocare momenti ispirati alla loro vita quotidiana. Le sue immagini si basano su testimonianze e storie che cercano di disegnare un territorio che è al tempo stesso intimo e sociale. Si tratta di raccontare identità complesse in cui i personaggi si rivelano e si fondono attraverso il loro ambiente. Gli interni fotografati sono altrettanti piccoli musei privati dove si accumulano oggetti che testimoniano il mescolarsi e il     rimescolarsi della cultura popolare messicana.

Tra inventario e finzione, le composizioni fotografiche di Aurore Valade concentrano frammenti di vita, e il tempo, quello dell’abitare, diventa il soggetto principale.

“Le mie fotografie non sono momenti decisivi ma una costellazione di momenti ordinari che si sovrappongono come frammenti di una totalità perduta e ricomposta all’infinito. Non esito a mescolare più vedute della stessa scena in un’unica fotografia per fondere dettagli e frammenti in una forma che ha senso solo attraverso l’accumulo che la fa nascere. La narrazione non è lineare, diventa compatta come se si cercasse di unire una molteplicità di storie. La profondità di campo si estende all’infinito e dal primo piano allo sfondo dispiega una nitidezza impossibile senza l’aiuto del computer che opera i “collage”. L’immagine è una superficie senza profondità. Nulla è reale in questo spazio apertamente teatrale se non la sincerità con cui il ritratto viene offerto al nostro sguardo. Nel mio lavoro compatto lo spazio e il tempo.

Ogni immagine è la storia di una vita che viene esposta nel momento in cui sembra esplodere in eccesso e saturazione. Lavoro con questo eccesso per dare alle mie immagini una lettura che richiede sempre più tempo. È una lettura laboriosa perché è importante decifrare l’immagine e far lavorare i nostri occhi per catturare gli innumerevoli dettagli. Lo spettatore è quindi invitato a cambiare posizione: dal contemplatore dell’immagine diventa investigatore, cercando di comporre un puzzle che potrebbe comunque mancare. L’immagine si propone come un ammasso di segni che mobilitano gli indizi di un enigma.

L’enigma potrebbe essere quello di questi oggetti che ci circondano e compongono la nostra biografia. L’enigma sarebbe anche quello della polvere che si deposita lì, anche se tutte queste cose ci sopravvivranno. O l’enigma di questo volto che ci guarda impassibile come se avesse fatto un patto con lo spazio che lo circonda fino a fondersi in esso e fraintendersi. E se non ci trovassimo più di fronte a ritratti, ma a nature morte, a queste vite silenziose che sono irrimediabilmente fuori dal tempo?

Tuttavia, un indicatore temporale ci ricorda il presente: il diario del giorno inserito in ogni fotografia della serie “Mexican Interiors” indica una data molto concreta e ci rivela il caos del mondo esterno che sembra molto più agitato di questi interni saturi che fotografo. Questo tempo presente dell’immagine è già per noi, spettatori contemporanei, un tempo: non è più il Presidente francese Holande a stringere la mano alla sua controparte messicana. Eppure questo gesto è emblematico, e se è contestuale potrebbe anche essere passato attraverso altri tempi. Non si tratta quindi di mettere il ritratto fuori dal tempo, ma di metterlo al lavoro in tempo utile. Queste fotografie sono biografie imperfette, frammentarie e desiderose di futuro che tentano di abitare le vestigia e la vertigine di un mondo agitato.”

Aurore Valade

Le immagini della serie “Mexican interiors” saranno allestite in stretto dialogo con immagini della serie “Sempervivum decorum”.

In un giardino botanico abbandonato, il nome scientifico delle piante è stato sostituito dai nomi dei turisti, scolpiti sulle foglie dei cactus.

“Potremmo anche essere sorpresi in presenza di un cactus quando si guarda a questo inventario di stile Perec. Coperte di graffiti come un vecchio muro di Pompei, catturate con un lampo nella luce notturna di un cimitero, queste immagini non sono meno ritratti di tutti gli altri. Non sono semplici immagini di aloe o agavi, ma rappresentano fantasmi del presente. Di notte, graffiti o cartellini coprono ogni singolo angolo con petizioni alle madri, parole sovrabbondanti e firme abbellite. Isolate dalla luce fotografica, queste piante barbute grezze diventano più umane dell’essere umano più sensibile di tutti. Con le loro foglie simili a carciofi pungenti, ricoperte di petizioni umane, questi dazibaos vegetali rivendicano più di un semplice status artistico e, per un attimo, si trasformano in ritratti indistinti delle nostre pratiche urbane.”

François Bazzoli, Des éclats d’Aurore, text from the exhibition

“Le temps de l’été” Museum of Modern Art in Collioure, 2008.