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Nicola Di Caprio, Claudia Grassl, Andreas Leikauf, Marco Memeo, Bartolomeo Migliore, Robert Pettena, Sabrina Rocca Patrian, Francesco Scarponi, Francesco Sena

FunCity, by Gabriella Serusi
From 13.04.2005 to 21.05.2005

Nicola Di Caprio, Claudia Grassl, Andreas Leikauf, Marco Memeo, Bartolomeo Migliore, Robert Pettena, Sabrina Rocca Patrian, Francesco Scarponi, Francesco Sena
Gagliardi Art System_gallery presenta FunCity, un progetto di mostra collettiva nato da uno sguardo parziale lanciato sul paesaggio urbano contemporaneo e sulle sollecitazioni neuronali che la città scatena in chi la abita o in chi semplicemente la attraversa per un tempo limitato. È uno sguardo di superficie, perché è sulla pelle del corpo urbano che sono incise le stigmate del vuoto nascosto appena dietro la fantasmagoria di segni, segnali, icone, simboli, loghi, suoni, informazioni e quant’altro connota le metropoli di tutto il mondo. Lungi dall’essere luoghi residenziali o di lavoro, le metropoli contemporanee sono diventate bacini di produzione dell’immaginario, centri di attrazione e seduzione per residenti e visitatori, parchi en plein air della distrazione e del divertimento, luoghi in cui il tempo si dilata in un eterno qui e ora. La metropoli globale è perennemente under construction (in costruzione) e in via di ridefinizione come ha chiaramente messo in luce la terminologia urbanistica, sociologica o antropologica nel tentativo di nominarla. Espansa, diffusa, policentrica, disseminata: sono questi alcuni degli aggettivi utilizzati negli ultimi anni per definire un’identità mutante che è stata di volta in volta battezzata megalopoli, exopoli, metapoli, post-metropoli, cosmopoli, peripoli, zeropoli. In grado di stimolare ricerche semiologiche e linguistiche, la città che si è venuta configurando negli ultimi vent’anni è essa stessa “linguaggio”. Dai segnali stradali alle icone pubblicitarie, dai centri commerciali ai negozi monomarca, dalle mode metropolitane ai nuovi generi musicali in ascolto, dalle architetture funzionali ed eco-compatibili agli edifici simbolo, dalle parole scritte sui muri ai messaggi pubblicitari visibili sui mezzi di trasporto pubblico, dal gesto al gergo parlato dalle tribù giovanili, le città del mondo appaiono come contenitori esplosivi di dati, codici e indici, generatori potentissimi di creatività quotidianamente consumata. Rielaborando il pensiero di Michel de Certeau, potremmo dire tranquillamente che il consumo dell’immagine come quello delle merci circolanti prevalentemente nello spazio urbano è o può diventare un atto di resistenza creativa da parte dell’uomo. L’arte è un esempio di riconversione e di riciclaggio dell’immaginario massificato ma è al tempo stesso (non dobbiamo dimenticarlo) prodotto di quell’immaginario. Le opere in mostra evidenziano attraverso le formule espressive della pittura, del video, della fotografia e dell’installazione, la varietà di segni e significati inscritti nel corpo della città.
Nicola Di Caprio (Caserta,1963) si è mosso, sin dagli esordi della sua ricerca espressiva, con incredibile fluidità fra cultura alta e cultura bassa o popular, indagando fra l’altro il concetto di identità a partire dal life-style legato alle tribù giovanili. Musicita, grafico professionista, artista visivo, utilizza i differenti linguaggi della fotografia, pittura e installazione applicate alla pratica del crossover fra musica e universo delle immagini.

Claudia Grassl (Berchtesgardesgaden,1975) è una giovane fotografa che ha fatto del nomadismo una metodologia di lavoro. I suoi ritratti ambientati nelle città di tutto il mondo catturano adolescenti o giovani donne che si sono prestate ad un intrigante gioco di ruolo. Le fotografie di Grassl sono sempre un misto fra reportages urbani, foto di moda, immagini in posa.

Andreas Leikauf (Obersteiermark,1966) nella pittura rapida e lisergica di Leikauf, fatta essenzialmente di scene più che di narrazioni, ciò che emerge prepotentemente è sempre l’atmosfera. Oggetti solitari, figure umane, paesaggi periferici saturati dal colore e corredati da brevi frasi che suonano come parole in musica o messaggi pubblicitari. È lo scenario metropolitano con gli usi e i costumi giovanili quello privilegiato dalla pittura dell’artista.

Marco Memeo (Torino, 1967) ha costruito negli anni un vero e proprio vocabolario urbano di immagini. Architetture, strade, particolari dell’arredo urbano, segnaletica stradale costituiscono l’ABC di tutte le città del mondo. Partendo da istantanee fotografiche raccolte durante vari spostamenti, Memeo dipinge lo scenario asettico e invasivo delle metropoli senza prendere in considerazione la figura umana.

Bartolomeo Migliore (Santena, 1960) persegue da anni l’obiettivo di restituire alla parola il suo carattere immaginifico. Pittore anomalo della scena contemporanea italiana, Migliore dipinge su tela o su altri supporti parole, loghi, segni urbani, simboli, simulando con la stessa nonchalance linguaggi e grafismi connessi alla storia dell’arte, al mondo della musica e alla cultura contemporanea.

Robert Pettena (Pembury, 1970) utilizza i linguaggi del video e della fotografia per scandagliare sistemi e meccanismi apparentemente inossidabili della società contemporanea. Artista-regista delle sue mise-en-scene coinvolge persone di ogni genere al fine di innescare situazioni paradossali, ma fondamentalmente portatrici di nuove prospettive.

Sabrina Rocca Patrian (Torino, 1973), pittura acrilica su tela, ingrandisce dettagli urbani fino a decontestualizzarne i caratteri. In un gioco di segni grafici ed effetti cromatici solo il titolo dell’opera riconduce all’ambientazione metropolitana.

Francesco Scarponi (Perugia, 1979) è uno dei giovani artisti che compongono il Gruppo Nhacca che, attraverso video, fotografia, pittura e grafica, reinterpreta la complessa tematica della metropoli secondo i concetti di globalizzazione, anonimato e sperdimento.

La pittura di Francesco Sena (Avellino, 1966) impone allo spettatore di prendere le distanze da quanto viene raccontato nelle immagini. Un denso strato di cera steso sul quadro nella fase terminale del processo creativo nebulizza la visione conferendole un carattere di lontananza, di anacronismo. Paesaggi urbani scarnificati, nature quasi disabitate, figure umane assorte e ripiegate su se stesse, tutto contribuisce nell’economia pittorica di Sena ad accentuare il senso di estraneità verso quanto accada nelle opere.

Al di là dei contenuti visivi, FunCity consente una riflessione sui modi di procedere dell’artista contemporaneo. Oggi che l’originalità e l’autenticità dell’opera d’arte sono passate in secondo piano quanto l’unicità, la figura dell’artista appare molto simile a quella del Dj o del Vj: un selezionatore esperto di immagini conosciute e condivise, un campionatore di suoni simboli e icone già digerite, un surfer della realtà più che un flaneur come voleva W. Benjamin. “Se vogliamo capire come è fatto il mondo oggi – ha scritto Gibson – è ai suoi incubi peggiori che dobbiamo guardare”.

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FunCity is a group exhibition project born from a selective look on the contemporary urban landscape and from the neural impulses a big city feeds its inhabitants or those who simply happen to walk through it for a short period of time. It’s a surface look, for it’s on the skin of the urban body that we find engraved the stigmata of the emptiness that lies behind the phantasmagoric world of signs, signals, icons, logos, sounds, information and everything that characterizes big cities all over the world. Far from being residential or working places, today’s big cities have become a workshop for the production of imagination, centers that attract and seduce both residents and visitors, open air entertainment parks, places where time expands into an eternal here and now. The global metropolis is perpetually under construction; it is constantly being redefined, as shown by the modern city-planning, sociological, and anthropological terminology, which keeps on trying to find a new name for it.
Expanded, diffuse, multi-centered, scattered: these are some of the adjectives that have been used in the last years to define a mutant entity that has from time to time been dubbed megalopolis, exopolis, metapolis, post-metropolis, cosmopolis, peripolis, and even zeropolis. Therefore, the city that has gradually taken shape in the last twenty years openly encourages semiologic and linguistic research, for it is itself a “language”. From street markings and signals to advertising icons, from shopping malls to single-brand shops, from urban fashions to new musical genres, from functional, eco-compatible architecture to symbolic buildings, from words written on the walls to ads on buses and trains, from gestures to the jargon of young urban clans, the cities of the world are explosive containers for data, codes and indexes, extra-powerful generators of a creativity that gets burned day in, day out. Elaborating on the philosophy of Michel de Certeau, we could easily say that the consumption of images, like the consumption of goods that circulate predominantly in the urban space, is, or can become, an act of creative resistance done by an individual. Art is an example of how a massified imagination can be re-converted and re-cycled, but it is, at the same time – we shouldn’t forget this – the product of that same imagination. The works in this exhibition show the variety of signs and meanings inscribed in the body of the city through the expressive strategies of painting, photography and installation.

Nicola Di Caprio (Caserta,1963) Right from the start of his expressive research, Di Caprio has been shifting between high and popular culture with incredible flexibility. Among other things, he has explored the notion of identity, taking the lifestyles of ‘youth tribes’ as a starting point. As a musician, professional graphic designer, and visual artist, he applies the different languages of photography, painting, and installation to the practice of crossover between music and the world of images.

Claudia Grassl (Berchtesgardesgaden,1975) is a young photographer who has turned nomadism into her working method. Her portraits, set in urban landscapes worldwide, capture adolescents or young women who willingly engage in intriguing role-plays. Grassl’s photographs are always a mixture of urban report, fashion photo and studio images.

Andreas Leikauf (Obersteiermark,1966). What strongly emerges from Leikauf’s rapid, lysergic painting, a painting essentially made of scenes rather than stories, is always an atmosphere.Solitary objects, human figures, downtown landscapes saturated with color and accompanied by short captions that sound like lyrics of a song or commercial messages. City scenarios, along with the habits and lifestyles of urban youth, is what the artist is mostly interested in.

Marco Memeo (Torino, 1967). Throughout the years, Memeo has built a whole vocabulary made of urban images. Architectures, streets, details of street furniture, street markings and signals are the universal alphabet of cities worldwide. Starting from photo snapshots taken during his many travels, Memeo paints the aseptic, invasive scenario of the city without taking into account the human figure.

Bartolomeo Migliore (Santena, 1960), For years, Migliore has tried to restore the word to its imaginal nature. A rather unusual painter in the contemporary Italian art scene, Migliore paints words, logos, urban signs, symbols on canvas or on other supports, simulating, with equal nonchalance, languages and graphic styles related to art history, the world of music and of contemporary culture.

Robert Pettena (Pembury, 1970) uses the languages of video and photography to explore the apparently inalterable systems and mechanisms of contemporary society. As the artist-director of his own mise-en-scenes, he drags in all sorts of people in order to trigger situations that are paradoxical, but can open ever-new perspectives.

Sabrina Rocca Patrian (Torino, 1973), acrylic painting on canvas, enlarges urban details up to decontextualize the features. In a game of graphic signs and chromatic effects, just the title of the work restablishes to the metropolitan scenery.

Francesco Scarponi (Perugia, 1979) is one of the young members of the Gruppo Nhacca. Through photography, painting and graphic art, the group tries to give a new interpretation of the complex issues surrounding big cities according to the notions of globalization, anonymity, and dispersion.

The painting of Francesco Sena (Avellino, 1960) requires the spectator to detach himself from what is being narrated in his images. A thick layer of wax, applied on the painting in the final stage of its creation, blurs the vision, giving it a feeling of distance, of anachronism. Cityscapes stripped of their flesh, almost deserted, human figures absorbed in their thoughts, withdrawn into themselves: all this contributes, in the economy of Sena’s paintings, to emphasize the sense of estrangement towards the events that take place in his works.
Beyond its visual content, Fun City allows us to reflect upon the way contemporary artists operate. In a time when the originality, authenticity and uniqueness of the work of art have become a secondary aspect, the figure of the artist seems closer to that of a Dj or a Vj: an expert who selects well-known, shared images, a sampler of sounds, symbols and icons that have already been “digested”, a surfer of reality rather than a flaneur in W. Benjamin’s sense. “If we want to understand how the world looks and works today, Gibson has written, we have to look first of all at its worst nightmares”.