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PAST Exhibitions
Daniele d'Acquisto

FV +/- Space (Proliferation), by Alberto Zanchetta
From 12.04.2012 to 24.05.2012

Daniele D’Acquisto -Strings
Strings
2012
bleached wood, objects
variable dimensions
Daniele D’Acquisto -+/- Space
+/- Space
2012
glass, bleached wood
variable dimensions
Daniele D’Acquisto – +/- Space #2
+/- Space #2
2011
acrylic, plexiglass, inkjet print, bleached wood
123 x 206 x 10
Daniele D’Acquisto -+/- Space #1
+/- Space #1
2011
acrylic, plexiglass, inkjet print, bleached wood
123 x 206 x 10
Daniele D’Acquisto -+/- Space #3
+/- Space #3
2011
acrylic, plexiglass, inkjet print, bleached wood
123 x 206 x 10
Daniele D’Acquisto -Desert (Dust)
Desert (Dust)
2011
acrylic, plexiglass, lambda print, bleached wood
146 x 246 x 10
Daniele D’Acquisto -Dust PG8 #1
Dust PG8 #1
2011
acrylic, plexiglass, bleached wood, lambda print
63 x 43 x 5
Daniele D’Acquisto -Dust PG8 #12
Dust PG8 #12
2011
acrylic, plexiglass, bleached wood, lambda print
63 x 43 x 5
Daniele D’Acquisto -Dust PG8 #13
Dust PG8 #13
2011
acrylic, plexiglass, bleached wood, lambda print
63 x 43 x 5
Daniele D’Acquisto -Dust PG8 #3
Dust PG8 #3
2011
acrylic, plexiglass, bleached wood, lambda print
63 x 43 x 5
Daniele D’Acquisto -Dust PG8 #6
Dust PG8 #6
2011
acrylic, plexiglass, bleached wood, lambda print
63 x 43 x 5

Gagliardi Art System è lieta di presentare FV +/- Space (Proliferation), seconda parte del progetto di Daniele D’Acquisto, proposto in forma embrionale nel Novembre dello scorso anno nell’ambito di FV Prelude (Dust), project-room in cui l’artista indagava l’origine della forma.

A differenza del preludio, la seconda parte del progetto affronta il concetto di proliferazione in riferimento sia all’idea di espansione volumetrica che alla capacità delle opere di generarne altre. Sondando le possibilità palingenetiche e autopoietiche intorno alle ragioni della propria ricerca, Daniele D’Acquisto compie un’indagine (intorno alla zona liminale tra realtà e rappresentazione) che connette lo spazio fisico con i suoi molteplici modelli astratti. In mostra saranno presentate cinque distinte serie di lavori che sviluppano relazioni tra gli aspetti semiotici e le estensioni tangibili del concetto di “spazio”.

L’installazione Strings esprime l’idea cardine della mostra: la proliferazione della forma che si appropria dello spazio, espandendosi in esso per definirne le parti. Tra gli otto oggetti avviluppati nelle “stringhe” è posta in evidenza la cornice contenente l’immagine fotografica di Perda Liana (imponente torrione dell’era giurassica diventato simbolo dell’Ogliastra); l’acrocoro viene inoltre ripreso nella serie +/- Space in cui il paesaggio è stato abraso per generare dei vuoti all’interno dell’immagine con l’intenzione di restituirgli una dimensione oggettuale per mezzo della sovrapposizione di strati di plexiglas retro dipinti. +/- Space è anche il titolo di un’installazione a parete, composta da bicchieri, vasi o recipienti in vetro. Alcune sezioni di legno tornito aderiscono alla forma dei contenitori, in accordo con l’inclinazione delle mensole su cui sono disposti. L’opera formalizza un modello figurato (“il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto”), definendo così il discrimine tra lo spazio positivo e lo spazio negativo. Sfruttando i residui di lavorazione ottenuti da opere precedenti, la serie Dust PG8 conferisce tridimensionalità alle polveri prodotte in studio, qui sovrapposte alle effigi dei 14 piloti del “Group 8” (équipe di astronauti che la NASA selezionò nel 1978) stabilendo un legame con lo spirito di ricerca – tipicamente sperimentale – dell’artista. Infine, Desert (Dust) raccorda le metodologie del passato a quelle del presente. Come nei precedenti “deserti”, il terreno presenta una specularità che conferisce ordine al caos dell’immagine, ma laddove l’approccio al lavoro era caratterizzato dal totale controllo formale, gli esiti sono ora [in]formati dalla casualità.

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Gagliardi Art System is pleased to present FV +/- Space (Proliferation), the second part of a project by Daniele D’Acquisto, first presented in embryonic form last year as part of FV Prelude (Dust), a project-room where the artist investigated the origin of form.

Unlike the prelude, the second part of the project addresses the notion of proliferation in relation to the idea of volumetric expansion, and of the ability of artworks to generate further works. By fathoming the palingenetic and self-creating potentialities related to the motivations for his own research, Daniele D’Acquisto carries out a research (on the liminal space between reality and representation) that connects physical space to its multiple abstract models. Five different series of works will be on view, each of them developing the relationship between semiotic aspects and tangible extensions of the notion of ‘space’.

The installation Strings expresses the central idea of the exhibition: the proliferation of form, which appropriates space, expanding within it to define its parts. Among the eight objects wrapped in the ‘strings’, special visibility is given to the frame containing the photo image of Perda Liana (the great Jurassic tower that has come to be the symbol of Ogliastra, Sardinia). The plateau is also included in the series +/- Space, where the landscape has been scraped out to generate empty spaces within the image, trying to restore it to the status of object through the superimposition of back-painted plexiglas layers. +/- Space is also the title of a wall installation, consisting of glasses, pots and glass jugs. Some of the lathed-wood sections adhere to the container’s form, in line with the inclination of the shelves they are arranged upon. The work formalizes a figured model (“the half-full or half-empty glass”), thus pinpointing the dividing line between positive and negative space. Recycling residual material from previous works, the Dust PG8 series gives a three-dimensional look to the dust produced in the studio, which here gets superimposed on the effigies of the 14 pilots of “Group 8” (an astronaut team selected by NASA in 1978), establishing a link with the artist’s (typically experimental) researching attitude. Finally, Desert (Dust) connects past methods with current ones. As in the previous ‘deserts’, the ground shows a mirror-like quality that organizes the chaos of the image. However, while the approach to the work used to be one of total control over form, the outcome is now [in]formed by casualness.

DESERT SESSION = MUFF + ToE

Alberto Zanchetta

La ricerca di Daniele D’Acquisto non è mai solo estetica ma sempre più teorica. Da anni l’artista continua a interrogarsi intorno alla zona liminale che separa ciò che è reale (i fenomeni fisici indagati dalla scienza) da ciò che è ideale (l’immaginazione esercitata dall’arte). In pratica l’artista intende tradurre dei concetti in oggetti, mettendo in contiguità il piano fenomenico con il livello neurologico, perché immaginare o vedere una cosa stimola le medesime aree del cervello.
Durante la progettazione di FV +/- Space (Proliferation) D’Acquisto si è lungamente interrogato sul Material Unaccounted For [MUF], ossia il “materiale di cui non si sa render conto”. Consapevolezza che l’ha indotto a non subire perdite nelle fasi di lavorazione: gli scarti prodotti dalla rifinitura di un’opera sono cioè serviti a implementare quelle successive. E poiché esistono leggi predeterminate e altre che sono dominate dal caso e dal caos, l’artista ha cercato di capire [da] dove [e da cosa] hanno origine le proprie opere; autocoscienza che sancisce un passaggio – pregresso e progressivo – in cui i materiali, o più precisamente i residui, sono stati rimessi in circolo virtuosus.
La capacità delle opere di generarne altre, e la loro possibilità di espansione volumetrica, sono state sviluppate nel concetto di “proliferazione” che è alla base di questa mostra. Per comprendere tale nozione è necessario rievocare l’opera Permanent Eclipse, realizzata nel 2009, in cui un tronco d’albero era stato sezionato e ricomposto grazie ad articolazioni ferromagnetiche. Fatti i dovuti distinguo, l’installazione Strings (qui esposta per la prima volta) ne è la logica derivazione; ma piuttosto che modificare un modello preesistente, è proprio la diversificazione formale e concettuale a fare di Strings un clade e non un semplice clone. Potremmo dunque ricondurre il clade – parola greca che significa “ramo di albero” – al processo rizomatico che ha origine dal tronco utilizzato in Permanent Eclipse. Come accade nelle nuove opere di D’Acquisto, i cladi hanno origini comuni e sono la materia prima dei grandi cambiamenti evoluzionistici, e in questo caso anche artistici.
Nell’installazione Strings è ripresa l’idea cardine di tutto il progetto: la proliferazione della forma che si appropria dello spazio, espandendosi in esso per definirne le parti. «Quando siamo in un ambiente vuoto», spiega l’artista, «ne percepiamo il potenziale inespresso. Le stringhe hanno la funzione di esprimere quel potenziale, raccordando le parti e formulando ipotesi sulla forma». Almeno idealmente, l’opera sembra rifarsi alla Teoria delle stinghe (principio secondo cui la materia e l’energia, ma anche lo spazio e il tempo, sono manifestazioni di entità fisiche primordiali) e che, sottoforma di un esoscheletro, intende rappresentare quella Theory of Everything [ToE] su cui si reggono le correlazioni concettuali dell’intera mostra. Si tratta di una struttura che può svilupparsi all’infinito; come un Ouroboros o un moderno Laocoonte, questo work in progress sembra disegnare una traiettoria epidermica che connette, aderisce e si stringe sugli oggetti, rendendoli parte di uno “spazio organicamente strutturato” anziché di un semplice “ambiente genericamente definito”. Tra saliscendi e andirivieni, il cablaggio combacia e raccorda tra loro otto oggetti: un piccone, una forca, uno pneumatico, un tronco di eucalipto, una trave della galleria, un mobiletto antico, una poltrona degli anni sessanta, una cornice contenente un’immagine fotografica di Perda Liana.
La foto dell’imponente torrione dell’era giurassica, diventato simbolo dell’Ogliastra, è particolarmente significativa. Nell’immaginario dell’artista la conformazione rocciosa innesca un paragone con la Devils Tower che appare nel film Close Encounters of the Third Kind, stabilendo quella triangolazione tra scienza, sci-fi e arte (concepita come gaia scienza o scienza spuria) che è uno dei tratti salienti dell’artista e del suo spirito di ricerca, tipicamente sperimentale. Dalla cima di Perda Liana sono state inoltre scattate le fotografie panoramiche usate nella serie +/- Space.
In questo caso la superficie delle stampe è stata parzialmente abrasa, occultandone alcune aree; l’artista ha in seguito elaborato una sintesi delle abrasioni e delle polveri generate, restituendo ai vuoti dell’immagine una dimensione oggettuale (come in un processo a ritroso, dal vuoto al pieno) mediante la sovrapposizione di strati di plexiglas retro dipinti.
Per realizzare Dust PG8 l’artista ha invece sfruttato le polveri prodotte in studio durante gli ultimi sei mesi; depositatesi su 14 vetrini, le polveri sono state quindi analizzate con l’obiettivo di restituire loro tridimensionalità. In questa serie D’Acquisto ha nuovamente espresso il proprio interesse per gli astronauti, i quali hanno ridefinito il nostro sguardo sul mondo, spostandolo fuori dalla dimensione terrestre, “al di fuori della stratosfera” avrebbe detto Alberto Boatto (aggravando così il divario tra ciò che è reale e ciò che è ideale). I ritratti d’astronauti sono stati scelti dall’artista in base all’anno della sua nascita, criterio che è ricaduto su un manipolo di piloti che la NASA selezionò per far parte del Group 8. Impossibile negarlo, ogni opera d’arte è sempre, inevitabilmente, un’appendice biografica: l’aspetto autopoietico e autobiografico di Dust PG8 si travasa dunque nell’èra spaziale – oltre che in grisaille e in sedimenti – trasformando i piloti in un suolo lunare, costellato di dune e crateri. I loro volti, visibili da lontano, da vicino diventano delle nebulose, paesaggi siderali e cinerei. La texture granulosa del plexiglas retro dipinto genera infatti dei micro rilievi, causando un parziale oscuramento delle stampe lambda. In definitiva la massa corporea finisce per sfaldarsi in corpuscoli, pulviscoli, molecole, atomi…
Ma se le effigi dei quattordici cosmonauti sembrano allignare in assenza di gravità, l’installazione +/- Space è subordinata ai princìpi della dinamica di Newton. L’installazione è composta da bicchieri, vasi e altri recipienti in vetro disposti su delle mensole fissate a parete. In base all’inclinazione dei ripiani, alcune sezioni di legno tornito aderiscono alla forma dei contenitori, come se del fluido opalino si fosse solidificato al loro interno. «Negative and positive aren’t good terms» sosteneva Ad Reinhardt, affermazione che trova concorde anche D’Acquisto nel momento in cui intende formalizzare un modello figurato, “il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto”, per verificare l’ambiguità esistente tra la percezione dello spazio positivo e dello spazio negativo. In questo lavoro l’artista mantiene un equilibrio tra il dato oggettivo (reale) e la sua rappresentazione, pone cioè in relazione un modello ideale con quello fisico: il paradosso del bicchiere rispetto alla dinamica di un fluido.
La cromofobia di D’Acquisto si indirizza infine verso una delle matrici formanti del proprio lavoro, quei “deserti” che l’artista ha realizzato ininterrottamente dal 2009 fino a oggi. Come nei precedenti, anche in Desert (Dust) l’analisi del terreno presenta una specularità che conferisce ordine al caos dell’immagine, ma laddove l’approccio al lavoro era caratterizzato dal totale controllo formale, gli esiti sono ora [in]formati dalla casualità. Non dissimile da un astro desertico, l’artista usa quest’immagine per raccordare le metodologie del passato a quelle del presente; sondando le possibilità palingenetiche e autopoietiche intorno alle ragioni della propria ricerca, l’artista ha indagato le relazioni tra gli aspetti semiotici e le estensioni tangibili del concetto di “spazio”. Passando dalla brulla pianura di Desert (Dust) all’altopiano di Perda Liana, D’Acquisto ci ha dimostrato che esistono tante dimensioni quante sono le coordinate. E benché due oggetti non possano occupare lo stesso spazio, è anche vero che le Strings creano un’unità sistemica, in grado di trasmutare l’intuizione in percezione, e la percezione in visione. Ciò accade anche nell’inclinazione (ma sarebbe più corretto dire “intenzione”) dei bicchieri e nell’astrazione (ossia nell’estrarre fuori dal reale per astrarre in senso universale) dei cosmonauti.
Con un approccio analitico e tecnicista Daniele D’Acquisto ha scolpito la pittura e ha disegnato la scultura, trasformando l’arte in una scienza sperimentale. La particolare attenzione verso gli aspetti strutturali del proprio lavoro l’ha indotto a cimentarsi con questioni di carattere iconologico e formale, lambiccandosi soprattutto sul concetto di rappresentazione – intesa come analisi empirica della realtà – attraverso un processo di astrazione cognitiva che è in sé una rappresentazione della realtà stessa, la cui veridicità esisterebbe unicamente nel mondo delle idee. Vero e falso, causa ed effetto, positivo e negativo, origine e proliferazione… «ogni nuovo penetrare entro le forze che agiscono nella natura ha per l’uomo il significato di una nuova via aperta verso il dominio di essa» [Max Planck].

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DESERT SESSION = MUFF + ToE

Alberto Zanchetta

The research of Daniele D’Acquisto is never exclusively esthetic, and has become increasingly theoretical. For years, the artist has kept on questioning himself about the liminal space that separates what is real (the physical phenomena analyzed by science) from what is ideal (the imagination, as used by art). In other words, the artist aims at transposing concepts into objects, through a seamless juxtaposition of the phenomenal and neurological plane, given that the same brain areas are activated when we imagine and when we see things.
At the planning stage of FV +/- Space (Proliferation), D’Acquisto spent a long time pondering the question of Material Unaccounted For [MUF]. This awareness led him to avoid any losses during the making process: the waste materials resulting from the finishing of a work were therefore employed to produce the next ones. And because there are pre-determined laws, and other laws that are governed by casualness and chaos, the artist tried to understand [from] where [and from what] his works stem. This self-consciousness introduces a (pre-existing and pro-gressive) passage, whereby the materials, more specifically their scraps, are re-entered into a virtuous circle.
The ability of works to generate more works, and to expand volumetrically, was developed through the notion of ‘proliferation’, which lies at the basis of this exhibition. In order to understand this notion we need to recall to mind the work Permanent Eclipse, created in 2009, where a tree trunk had been dissected and put back together by means of ferromagnetic joints. Without overlooking specific differences, we can nonetheless say that the installation Strings (exhibited here for the first time) is the logical continuation of this work. However, rather than modifying an existing model, the artist opted for formal and conceptual diversification, so that Strings can be described as a clade, not a clone, where clade (a Greek word meaning “tree branch”) can be associated with the rhizome process that originates in the trunk used in Permanent Eclipse. Just like in D’Acquisto’s new works, clades have a common origin and constitute the raw material for major evolutionary changes, in this case also of artistic changes.
The installation Strings comes back to the key idea of the whole project: the proliferation of form, as it appropriates space, expanding inside it to define its parts. «When we are in an empty space» explains the artist, «we sense its unexpressed potential. The purpose of the strings is to express that potential, bringing the parts together and formulating hypotheses on form». The work seems to be grounded, at least ideally, in String theory (the notion that matter and energy, but also space and time, are manifestations of primordial physical entities). It uses the exoskeleton form to try to represent the Theory of Everything [ToE], which forms the basis of all the conceptual correlations in the exhibition. This is a structure that can develop infinitely. Like an Ouroboros, or a modern Laocoön, this work in progress seems to trace an epidermal trajectory that connects objects, adhering to them and tightening around them, making them part of an “organically structured space” instead of a simple “generically defined environment”. With its ups and downs and to and fros, a wiring runs through eight objects and connects them: a pickaxe, a pitchfork, a tire, a Eucalyptus trunk, a gallery beam, an antique cabinet, a 1960s armchair, a frame containing a photo image of Perda Liana.
The photo of the massive Jurassic tower, which has become the symbol of Ogliastra, is particularly significant. In the artist’s imagination, this rocky concretion evokes a comparison with the Devils Tower in the film Close Encounters of the Third Kind, establishing a triangular relationship between science, sci-fi and art (seen as “gay science”, or spurious science), which is one of the defining features of the artist, and of his typically experimental research attitude. The panoramic photographs used in the +/- Space series were also taken from the top of Perda Liana. In this case the surface of the prints was partially scraped off, thereby hiding parts of it; the artist then processed the abrasions and the dust generated in the scraping process, restoring the object quality of the image’s empty spaces (as if in a backward process, from void to fullness), by superimposing back-painted Plexiglas layers.

To create Dust PG8, the artist instead used the dust he had produced in his workshop during the last six months; settling on 14 slides, the dust was then analyzed with the aim of restoring its three-dimensionality. In this series, D’Acquisto again expresses his interest for astronauts, who have redefined our way of looking at the world, moving our point of observation outside the earth sphere, or “outside the stratosphere”, as Alberto Boatto would put it (and thus widening the gap between what is real and what is unreal). The astronaut portraits were chosen by the artist according to his birth date, which led to a handful of pilots selected by the NASA to participate in Group 8. It would be impossible to deny that every work of art is always, inevitably, a biographical appendix: here the self-creating and autobiographical sides of Dust PG8 are transposed into the space age (and into grisailles and sediments), turning the pilots into a Lunar soil filled with dunes and craters. Their faces, visible from afar, have turned into nebulas, into sidereal, ashy landscapes. The grainy texture of the back-painted Plexiglas actually produces micro-reliefs, which results in a partial darkening of the lambda prints. The body mass basically ends up flaking into corpuscles, dust, molecules, atoms…
However, while the effigies of the fourteen cosmonauts seem to hover in the absence of gravity, the +/- Space installation is subject to the principles of Newtonian dynamics. It is comprised of glasses, jars, and other glass containers arranged onto wall-fixed shelves. Depending on the inclination of the shelves, some of the lathed wood sections adhere to the shapes of the containers, as if some opalescent fluid had solidified inside them. «Negative and positive aren’t good terms» claimed Ad Reinhardt, with whom D’Acquisto also seems to agree – in that he aims to formalize a figured model, “the half-full or half-empty glass”, in order to examine the ambiguous relationship that exists between the perception of positive and negative space. During this process, the artist keeps the balance between objective (real) data and their representation, i.e. he correlates an ideal model with a physical one: the glass paradox with the dynamics of a fluid.
D’Acquisto’s fear of color eventually targets one of the shaping molds of his own work, the ‘deserts’ the artist has uninterruptedly created since 2009. As in his previous works, in Desert (Dust) the analysis of the soil has a mirror-like quality that generates order from the chaos of the image. However, while his approach to work used to be one of total control over form, now the outcome of the process is [in]formed by casualness. Not unlike a desert star, the artist uses this image to harmonize his past and current methods. By fathoming the palingenetic, self-creating potential inherent in the motivation that drives his own research, the artist has looked into the relationship between the semiotic aspects of the notion of ‘space’ and its tangible extensions. Traveling from the barren plain of Desert (Dust) to the plateau of Perda Liana, D’Acquisto has shown us that there are as many dimensions as there are coordinates. And although no two objects can occupy the same space, it is also true that Strings create a systemic unity, which can transmute intuition into perception, and perception into vision. This also applies to the inclination (but it would be better to call it “intention”) of the glasses, and to the abstraction (i.e. the act of extracting from reality in order to abstract universal principles) of cosmonauts.
Through his analytical, technical approach, Daniele D’Acquisto has sculpted painting and drawn sculpture, turning art into an experimental science. Paying special attention to the structural aspects of his own works, he has come to tackle iconological and formal issues, racking his brain about the notion of representation (viewed as empirical analysis of reality), through a process of cognitive abstraction that is, in itself, a representation of reality, whose truthfulness would only exist in the realm of ideas. True and false, cause and effect, positive and negative, origin and proliferation… as Max Planck would put it, for man, each new attempt at delving into the forces that drive nature means the opening of a new way towards dominating nature itself.