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PAST Exhibitions
Mario Rizzi

Impermanent nigeria
From 30.04.2008 to 14.06.2008

Mario Rizzi – Art makes it happen
Art makes it happen
2003
c-print on light box
70 x 100 cm
ed. 5 + 2 AP  
Mario Rizzi – Asylum seeker to the european union
Asylum seeker to the european union
2001
DVD
19′ 2″
ed. 5 + 2 AP  
Mario Rizzi – It has happened
It has happened
2003
c-print
40 x 60 cm
ed. 7 + 2 AP  
Mario Rizzi – Untitled 1 (impermanent nigeria)
Untitled 1 (impermanent nigeria)
2008
lambda print
80 x 80 cm  
Mario Rizzi – Untitled 10 (impermanent nigeria)
Untitled 10 (impermanent nigeria)
2008
lambda print
70 x 100 cm  
Mario Rizzi – Untitled 11 (impermanent nigeria)
Untitled 11 (impermanent nigeria)
2008
lambda print
70 x 100 cm  
Mario Rizzi – Untitled 13 (impermanent nigeria)
Untitled 13 (impermanent nigeria)
2008
lambda print
70 x 100 cm  
Mario Rizzi – Untitled 14 (impermanent nigeria)
Untitled 14 (impermanent nigeria)
2008
lambda print
70 x 100 cm  
Mario Rizzi – Untitled 15 (impermanent nigeria)
Untitled 15 (impermanent nigeria)
2008
lambda print
70 x 100 cm  

impermanent nigeria

Gagliardi Art System è lieta di presentare impermanent nigeria, il nuovo progetto di Mario Rizzi, dedicato alla comunità nigeriana di Torino.

Impermanent nigeria è un progetto multimediale sulla precarietà, incertezza e provvisorietà come chiavi di lettura della nostra società contemporanea e sull’appartenenza e la memoria come fulcro e radici di ogni processo identitario e quindi imprescindibili nozioni per una vera interazione in un contesto sociale multiculturale. Il progetto nasce da un intimo momento d’incontro per rivelare ad un attento osservatore, che non si lasci ingannare dallo stereotipo, molteplici incroci e rimandi storici e culturali. E’ logicamente anche una riflessione su integrazione ed accoglienza come valori fondamentali in una società che non desideri essere semplice giustapposizione di culture ed etnie, ma fertile realtà interculturale. La mostra pone insieme un film 16 mm, un’installazione di immagini e suoni, una serie di ritratti fotografici. Tutto ruota intorno alla celebrazione liturgica domenicale della comunità cristiana pentecostale nigeriana di Torino, al ritmo ed all’intensità di questo semplice evento. I ricchi colori dei vestiti ci fanno logicamente ripensare ai tessuti importati in Africa dai coloni inglesi mentre le atmosfere quasi gospel, i canti e le danze ci ricordano i movimenti ed i suoni degli schiavi africani nelle piantagioni americane.

Il problema della differenza è la prossimità, non la distanza: impermanent nigeria
Pelin Uran
Coloniali, postcoloniali, migranti, minoranze – popoli erranti che non si lasciano inquadrare nell’Heim della cultura nazionale e del suo discorso unisono, ma sono essi stessi simboli di un confine mobile, che aliena le frontiere della nazione moderna. (…) Perché è vivendo ai confini della storia e del linguaggio, alle frontiere della razza e del genere, che siamo in condizione di tradurre le loro differenze in una forma di solidarietà.
È possibile cogliere la prospettiva del presente seguendo gli spostamenti dell’emigrante? Quali potenzialità può racchiudere una tale prospettiva? In che modo il senso di appartenenza modella la nostra identità, influenza la nostra nostalgia di radici culturali o, viceversa, ci fa cadere in un vuoto culturale? Perché l’appartenenza diventa un bisogno più pressante in situazioni di instabilità e precarietà? Sono questi gli interrogativi su cui medita Mario Rizzi nel suo ultimo lavoro, impermanent nigeria.
Il progetto per impermanent nigeria consiste in un film 16mm, 15 fotografie, un’installazione sonora ed una proiezione di diapositive. Il film si concentra sulla celebrazione liturgica della Chiesa Cristiana Pentecostale di Torino, svoltasi l’ultima domenica del maggio 2007. L’evento si sviluppa attraverso la preghiera individuale e collettiva, il canto e la danza. Il rispetto della memoria e della tradizione durante la cerimonia è sottolineato da Rizzi, sul piano formale, dalla scelta di un film 16mm. Tre telecamere all’interno della Chiesa riprendono gli eventi e le interazioni tra i membri della comunità, mentre la narrazione segue il procedere del rito. Benché il film si concentri sulla cerimonia religiosa nella sua interezza, implicitamente rivela anche gli aspetti individuali e collettivi dell’appartenenza a una comunità. La componente fotografica del progetto è costituita per lo più da ritratti intimi dei partecipanti alla cerimonia. Donne con begli abiti dai colori sgargianti ed eleganti e torreggianti copricapi; uomini e donne che pregano quasi fossero in stato di ipnosi; donne che danzano rapite ed implorano il Signore; una fanciulla che regge uno striscione con il nome di Gesù Cristo, quasi fosse una ragazza pon pon a una partita di football americano; donne che ascoltano in ginocchio il sermone della celebrante. La proiezione di diapositive consiste di 80 immagini fotografiche, accompagnate da 20 minuti di colonna sonora.
Per filmare questo evento centrale, Rizzi ha conosciuto e frequentato la comunità nigeriana di Torino. Allo spettatore viene offerto uno sguardo nella vita della comunità, in cui le persone si muovono con naturalezza, quasi non si rendessero conto della presenza delle telecamere. Analogamente alle sue opere precedenti, anche in quest’occasione Rizzi instaura un rapporto di fiducia con la comunità, facendo attenzione a non spersonalizzare le individualità e tanto meno ad osservarle con distacco. 
Alcuni aspetti contribuiscono a dare forza a impermanent nigeria: la collocazione della chiesa, le caratteristiche peculiari della danza e la storia dei colori brillanti dei tessuti. Il film potrebbe anche essere stato realizzato in una chiesa gospel di Harlem. Questa prima impressione è accentuata dalla lingua parlata, l’inglese. Tuttavia, il fatto che l’inglese sia la lingua ufficiale in Nigeria è legato alla colonizzazione britannica, durata fino al 1960. Anche i tessuti stampati multicolori, che si tenderebbe ad associare immediatamente alla cultura africana, furono in realtà importati dai colonizzatori inglesi, mentre i suggestivi movimenti delle donne sono strettamente connessi con i gesti rituali compiuti durante le dure ore di lavoro dagli schiavi africani nelle piantagioni americane.
Quale significato può assumere la comunità nigeriana di Torino in un contesto sociopolitico? Secondo Homi Bhabha, è proprio nella città che gli emigranti, le minoranze e la diaspora confluiscono, per cambiare la storia di una nazione; inoltre in Occidente, e sempre più spesso anche altrove, è la città a fornire lo spazio in cui si mettono in gioco le identità emergenti e i nuovi movimenti sociali. È in città che si percepisce di più l’incertezza del vivere. La città di Torino ha affrontato grandi ondate di immigrazione dal Sud dell’Italia a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, ma anche dall’estero, in seguito allo sviluppo industriale. E la Nigeria è un paese da cui milioni di cittadini sono emigrati, in tempi di crisi economica, in Europa, America settentrionale e Australia. Nel suo Strangers in Paradise: Foreigners and Shadows in Italian Literature, Graziella Parati afferma che molti africani, non accettando di trasferirsi dalla colonia alla ex-madrepatria, per lo più la Francia o l’Inghilterra, scelgono l’Italia. Quest’ultima rappresenta un paese alternativo, in cui non si è ancora radicata una cultura ostile all’immigrazione, ma dove un immigrato deve comunque affrontare pesanti discriminazioni. In questo caso, il problema di essere immigrati in Italia è anche complicato dall’avere la pelle nera.
Impermanent nigeria stimola poi una riflessione critica sulla storia dimenticata del colonialismo italiano. In Iraq: il paiolo in prestito, Slavoj Zizek parla di “unknown knowns”, ossia cose che non sappiamo di sapere, e che corrispondono esattamente all’inconscio freudiano. Stando a Zizek, queste convinzioni e supposizioni rinnegate costituiscono parte integrante della nostra visione del mondo. In questo senso, l’opera riporta a galla il rimosso dell’Italia sul suo passato coloniale, che si estese alla Somalia, alla Libia, all’Etiopia ed all’Eritrea, e terminò con la sconfitta dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale. Poiché conoscere se stessi è importante per poter comprendere l’Altro, la comunità nigeriana, anche se non è mai stata colonizzata dall’Italia, rimane un richiamo alla storia coloniale del paese. impermanent nigeria condivide le stesse radici con Brothers & Sisters di Esra Ersen (2003), un’opera video che prende in esame la comunità africana di Istanbul, in Turchia. In una sequenza del film, Ersen riprende la comunità nera che si raccoglie in un appartamento dopo un decesso. Con nostra sorpresa, proprio come in impermanent nigeria, la gente si raduna per piangere la morte di una persona, ma anche per mangiare e per danzare. Benché si concentrino su aspetti diversi della comunità, nel primo caso un rito religioso, nel secondo un rito funebre non religioso, entrambi i lavori dimostrano l’irrinunciabile necessità di appartenere a una comunità – che si tratti di una chiesa o di un’entità privata – in uno scenario come l’Italia o la Turchia, dove la struttura monoculturale del paese rende quasi impossibile l’integrazione nella comunità. Sebbene ambientate rispettivamente ad Istanbul e a Torino, entrambe le opere ci parlano di emarginazione economica ed etnica, rivelando l’amara realtà di una vita disintegrata in una società dominata dal pregiudizio. In impermanent nigeria, Rizzi osserva l’Italia di oggi partendo dai movimenti degli immigrati. È solo attraverso il “processo di dissemiNazione” – di senso, tempo, genti, frontiere culturali e tradizioni storiche – che la radicale alterità della cultura nazionale può dar luogo a nuove forme di vita e di scrittura. Questa disseminazione e queste contaminazioni culturali che impermanent nigeria rende espliciti – che si tratti della cultura indigena nigeriana, di quella britannica, americana o italiana – rappresentano per Rizzi una fonte di ispirazione. Il titolo ‘impermanent’ sottintende una condizione temporanea, mutamento, transitorietà e fragilità, ma esprime anche, attraverso la negazione di tutto ciò, il desiderio umano di stabilità. Ci parla sia delle condizioni precarie che hanno spinto la comunità a trasferirsi in Italia sia delle condizioni precarie in cui vivono oggi e che possono spingerli a trasferirsi nuovamente. La dis-locazione geografica crea un nuovo concetto di identità religiosa e di ruolo sociale in relazione alla nuova struttura di una data comunità etnica.
Concentrandosi su questa microcomunità, Rizzi non si limita a documentare la prassi religiosa dei nigeriani, ma ne evidenzia il bisogno vitale di appartenenza quando viene a mancare la solidarietà sociale. Allo stesso tempo, concentrandosi su di un solo, semplice evento, un breve momento nella vita di una comunità, l’artista rende visibile, seppure implicitamente, la presenza della collettività nigeriana. Questo aspetto impegnato della prassi artistica di Rizzi, che tratta del ‘margine’, delle frange estreme della società, delle condizioni delle classi subalterne, ricorre in tutti i suoi progetti recenti, da impermanent nola (2008), in cui mette su una taqueria nel Center of Contemporary Art di New Orleans insieme alla comunità degli immigrati clandestini ispanici venuti a lavorare in città dopo Katrina, a nextdoor (2006), in cui crea un’opera filmica in collaborazione con la Daghdha Dance Company sulla condizione dell’essere diversi nella città irlandese di Limerick, fino ad Out of Place (2005), videoinstallazione sugli abitanti di seconda generazione di Parigi, oppure Art Makes it Happen (2003), un’opera tesa a permettere la celebrazione delle nozze fra due giovani Curdi, il cui matrimonio era stato impedito dalle norme della “Fortezza Europa” su chi non gode dello status ufficiale di rifugiato.
Homi Bhabha, I luoghi della cultura, trad. A. Perri. Roma, Meltemi, 2001. 
Graziella Parati, Strangers in Paradise: Foreigners and Shadows in Italian Literature (in: Allen Russo, 1997). 
Slavoj Zizek, Iraq: il paiolo in prestito, trad. D. Cantoni. Milano, Raffaello Cortina, 2004.