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PAST Exhibitions
Richi Ferrero

Luce Nera
From 27.11.2008 to 23.01.2009

Richi Ferrero – Black web
Black web
2007
tecnica mista / mixed media
13 x 15 cm
Richi Ferrero – Deep Native Art
Deep Native Art
2007
tecnica mista / mixed media
130 x 110 x 16 cm  
Richi Ferrero – Devil’s trick
Devil's trick
2007
tecnica mista / mixed media
100 x 100 cm  
Richi Ferrero – Frequency Noise
Frequency Noise
2007
tecnica mista / mixed media
110 x 110 cm  
Richi Ferrero – Frequenza azzurra
Frequenza azzurra
2007
tecnica mista / mixed media
110 x 110 cm  
Richi Ferrero – Glow
Glow
2009
tecnica mista / mixed media
110 x 110 cm  
Richi Ferrero – Jellyfish spider
Jellyfish spider
2008
tecnica mista / mixed media
120 x 130 cm  
Richi Ferrero – Re di Fiori
Re di Fiori
2009
installazione su monumento a Vittorio Emanuele ll, Torino – Installation on statue of Vittorio Emanuele ll, Torino  
Richi Ferrero – The last little red spider
The last little red spider
2006
tecnica mista / mixed media
130 x 130 cm

Luce Nera

Richi Ferrero

Gagliardi Art System è lieta di presentare Luce Nera, il nuovo progetto di Richi Ferrero.

Ferrero, artista a tutto campo, dagli anni ’70 a oggi ha lavorato in modo trasversale tra arte visiva, teatro, cinema, installazioni d’arte urbana, progettazione museale, arte della luce. I lavori presentati in galleria nascono dalle riflessioni dell’artista sulle potenzialità creative offerte dall’utilizzo della luce nera, o luce di Wood, modulata sulla struttura della ragnatela, eccezionale esempio in natura di “organizzazione geometrica e architettonica” : da qui nascono i tracciati luminosi , sui quali luce e il buio, abilmente veicolati nello spazio e nei limiti da essi creati, stimolano suggestioni visive sempre nuove. Dice l’artista: “L’invisibile e il visibile sono proprietà che si riferiscono a ciò che riteniamo generalmente reale o irreale, reale o magico o appartenente alle ragioni con le quali le religioni risolvono l’inesprimibile e l’inspiegabile. Per il ragno, il suo invisibile filo, rappresenta lo strumento di sopravvivenza per il cibo e la difesa. Per me un’esperienza infantile quando, improvvisamente, camminando in un bosco, non vedendole, mi prendevo le ragnatele in faccia. Una sorpresa fastidiosa, ma sempre stupefacente e lo stupore nasceva dal non averle viste prima, dall’essermi imbattuto nell’invisibile.” “L’accendersi e spegnersi delle luci nell’ambiente che ospita la mostra non è un effetto, ma un gesto tecnico che modifica la percezione dei tracciati luminosi e dello spazio. Poter vedere chiaramente le opere vale quanto sottrarle alla vista, come vale la ragnatela in quanto c’è, esiste, anche quando le condizioni della luce naturale la rendono invisibile.” “La luce nera è per queste opere notturne il sole della notte, ciò che le rende visibili, mentre la luce bianca è la nuvola che, oscurando il sole, quasi le cancella.” In occasione della mostra verrà presentato Re di Fiori, intervento di arte e luce sul monumento a Vittorio Emanuele II, situato a pochi passi dalla galleria.

LUCE NERA
di Francesco Poli

Oltre che per le sue poliedriche esperienze teatrali (a cominciare da quelle ormai lontane con il gruppo del Granserraglio), Richi Ferrero è ben noto soprattutto come “artista della luce” per le sue affascinanti e spettacolari installazioni luminose in contesti urbani. Basta pensare alla sua fantasmagorica gru collocata a Porta Palazzo che, nel 1998 a Torino, ha dato l’avvio insieme ad alcune altre opere, al fortunato progetto in progress delle “Luci d’Artista”. Ferrero nella sua professione ha utilizzato e utilizza le luci sia per progetti scenografici sia per interventi ambientali come “light designer” , ma è la sua ricerca specificamente artistica, e cioè senza dirette finalità applicative, quella più creativa e innovativa. L’impegno in tal senso si è intensificato in particolare negli ultimi anni, con risultati che rappresentano un contributo significativo allo sviluppo dell’arte plastica ambientale realizzata con nuovi media, e per essere precisi quella elaborata attraverso materiali e dispositivi luminosi che coinvolgono e trasformano attivamente lo spazio innescando tensioni cariche di energia estetica e suggestioni significative.
La luce è diventata ormai uno degli elementi fondamentali in moltissime installazioni ambientali, ma spesso viene utilizzata in modo generico o inadeguato da artisti privi di cognizioni tecniche e effettive capacità di controllo e elaborazione degli effetti. E questo non è certo il caso di Richi Ferrero che, nella recente serie di lavori proposti in questa mostra da Gas, è riuscito a attivare al meglio le sofisticate potenzialità espressive e l’incanto suggestivo di una luce molto particolare. Si tratta della luce ultravioletta delle lampade di Wood che è stata usata nell’arte per la prima volta in modo geniale da Lucio Fontana nel suo Ambiente spaziale del 1949; e poi, sempre in Italia, da Gianni Colombo per il suo straordinario Spazio elastico del 1967.
Ferrero conosce sicuramente molto bene questi precedenti, però nei suoi Tracciati luminosi la luce di Wood è sfruttata in modo diverso per fare emergere dal buio come tracce colorate delle “ragnatele” di fili trasparenti di nylon ricoperti di pigmenti che con la luce normale sono praticamente invisibili. L’artista non è interessato semplicemente all’enfatizzazione di effetti percettivi fine a se stessi (tipo quelli dell’arte programmata) ma si serve di questa procedura tecnica e di questi materiali per mettere in scena la complessa problematica del rapporto fra visibile e invisibile, fra luce e buio, fra realtà concreta e virtualità, fra verità e illusione: il tutto all’incrocio fra spazio e tempo, attraverso un processo alternato di spazializzazione del tempo e temporalizzazione dello spazio. L’esposizione presenta un certo numero di lavori allo stesso tempo autonomi e funzionali a un disegno unitario che nel complesso da vita a un articolato gioco di relazioni che può essere percepito come una poliedrica opera ambientale in cui il visitatore si trova immerso e felicemente “prigioniero” al pari di una preda in una grande tela di ragno.
E in effetti la figura piuttosto metaforica della tela di ragno è all’origine (dal punto di vista tematico) di questo genere di sottili e aeree costruzioni spaziali, ma progressivamente le valenze figurative tendono a scomparire e sfuggire dai limiti iniziali del supporto quadrangolare (il “quadro” di partenza) per trasformarsi in sempre più libere e astratte configurazioni lineari luminose, in scritture di anarchica energia immaginifica.
L’aspetto più interessante, e in qualche modo inquietante, di questi lavori deriva dalle condizione precaria della loro presenza, determinata dall’accendersi e spegnersi (precisamente ogni due minuti e quaranta secondi) delle luce elettrica normale: quando c’è il chiaro le opere scompaiono e rimangono solo i loro “scheletri”, le loro fredde e inanimate strutture materiali, ma quando c’è il buio tutti lavori prendono vita nella fluorescente e colorata luminosità determinata dalle lampade di Wood che in realtà rimangono sempre accese. E qui sta l’intrigante fascino concettuale dell’operazione: anche quando i nostri occhi non vedono l’anima lineare e colorata del lavoro continua ad essere lì, invisibile come i numeri del sudoku che non si vedono ma sono al loro posto anche prima di iniziare il gioco. Da questo punto di vista, si può senz’altro suggerire una lettura più raffinata e cioè che il tema di fondo per Richi Ferrero, è qui quello di una riflessione autoreferenziale sull’effettiva identità reale dell’opera d’arte. A conferma di questa ipotesi di interpretazione ci sono in mostra alcuni lavori che si presentano addirittura come delle opere imballate nel pluriball, dunque decisamente invisibili, che però, nel buio, grazie alla magia della luce di Wood, si manifestano come fantasmi. E credo che questa sia l’invenzione più efficace e ironicamente spiazzante. C’è ancora da lavorare in questa direzione ma si potrebbe arrivare a risultati decisamente notevoli.
In occasione della mostra l’artista si è scatenato anche all’esterno, dimostrando ancora una volta la sua grande abilità nella realizzazione di interventi nel contesto urbano. Anticipando i festeggiamenti per i 150 anni dell’unità d’Italia, Ferrero ha rivitalizzato con un’ironico e spettacolare intervento il “monumento” per eccellenza di Torino, e cioè quello di Vittorio Emanuele II , trasformando con la luce e con una massa di fiori artificiali (di produzione cinese, dunque segno della inesorabile globalizzazione) il Re d’Italia in un “re di fiori”, poco monarchico e “nazionale”ma simbolo, si spera, di una più felice stagione futura per l’Italia.