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PAST Exhibitions
Rómulo Celdrán

MACRO.ZOOM
From 24.09.2015 to 25.10.2015

RÓMULO CELDRÁN – Zoom XXIX
Zoom XXIX
2013
Pencil and acrylic on board
122 x 192 cm  
RÓMULO CELDRÁN – Zoom 26
Zoom 26
2012
Pencil and acrylic on board
45,5 x 65,5 cm
RÓMULO CELDRÁN – ZOOM 35
ZOOM 35
2014
Pencil and acrylic on board
54 x 108,5 cm
RÓMULO CELDRÁN – ZOOM 36
ZOOM 36
2014
Pencil and acrylic on board
97 x 79 cm
RÓMULO CELDRÁN – ZOOM 37
ZOOM 37
2014
Pencil and acrylic on board
203 x 78 cm
RÓMULO CELDRÁN – ZOOM 39
ZOOM 39
2014
Pencil and acrylic on board
20 x 60 cm
RÓMULO CELDRÁN – ZOOM 42
ZOOM 42
2014
Pencil and acrylic on board
RÓMULO CELDRÁN – Zoom VII
Zoom VII
2009
Pencil and acrylic on board
149 x 112 cm
RÓMULO CELDRÁN – Zoom VIII
Zoom VIII
2009
Pencil and acrylic on board
149 x 112 cm
RÓMULO CELDRÁN – Abstracting II
Abstracting II
2012
Pencil and acrylic on board
81 x 111 cm, 136 x 111 cm
RÓMULO CELDRÁN – ZOOM XXVIII
ZOOM XXVIII
2010
Pencil and acrylic on board
197 x 61 cm

Comunicato stampa

La galleria d’arte contemporanea GAGLIARDI E DOMKE presenta

la prima mostra italiana della pittura di RÓMULO CELDRÁN

opening: giovedì 24 settembre 2015 ore 18 – 24

Rómulo Celdrán. Macro. Zoom, testo critico di Lorenzo Madaro

La galleria d’arte contemporanea Gagliardi e Domke inaugura la stagione espositiva con una mostra – la prima in Italia – dedicata alla pittura dell’artista spagnolo Rómulo Celdrán. Le opere selezionate per questo progetto espositivo – il primo legato al nuovo corso della galleria, che vede la stretta collaborazione di Pietro Gagliardi e Christian Domke – appartengono a un ciclo pittorico che Celdrán ha battezzato Zoom, rivelando un criterio metodologico relativo all’osservazione ravvicinata di un inventario di oggetti che gli appartengono e che l’artista impiega costantemente nel suo quotidiano privato e lavorativo. Di questi oggetti, comuni e seducenti per il loro design, rivoluziona nettamente la scala: sui supporti che ospitano i dipinti di Celdrán, gli oggetti sono difatti ingigantiti rispetto alle loro dimensioni reali. Un nastro adesivo, un metro, un fiammifero, una serie di sacchi della spazzatura ammassati tra loro, un uovo dischiuso e un vecchio pennello: gli oggetti ritratti nelle opere in mostra rivelano uno stupore perpetuo nei confronti del quotidiano. Non a caso, secondo l’artista, «Esiste qualcosa di magico nel mondo delle dimensio- ni. Sembra esserci una memoria emotiva che ci invita e percepire la relazione con gli oggetti, come fosse un gioco». «Nell’attento processo analitico di una possibile anatomia del quotidiano, Celdrán – scrive Lorenzo Madaro nel testo critico in mostra – propone un repertorio di oggetti investigati con un taglio rigoroso, anche per l’attenzione estrema riservata alla co- struzione dei dettagli formali, in un inflessibile bianco-nero che restituisce alle singole opere profili paradigmatici. “La realtà non esiste”, suggerisce l’artista, aggiungendo che “ciò che noi conosciamo come reale, è un processo mentale fisico-chimico che ci permette di percepire ciò che è esterno”».

Rómulo Celdrán (Spagna, 1973)

Mostre personali recenti (selezionate): Rómulo Celdrán. Hasted Kraeutler Gallery. New York (2014); Macro. Arthobler Gallery. Zurigo (2013); Zoom. Galería Raquel Ponce. Madrid (2010); Realidade e Ilusao. Espacio Arthobler/Ler Devagar. LX Fac- tory. Lisbona (2009).

Gagliardi e Domke.

La galleria Gagliardi Art System, nasce a Torino nel 2003 su iniziativa di Pietro Gagliardi. Nel gennaio 2011 GAS rafforza la sua sfida attuando un cambio di sede per offrire sem- pre più spazio a lavori di grande formato o di natura installativa. Si trasferisce in via Cervino negli spazi ex Sicme, dove sorgevano le acciaierie di proprietà della Fiat, area industriale oggi al centro di un ampio progetto di riqualificazione urbana che trova conferma anche dall’insediamento nelle vicinanze del MEF, Museo Ettore Fico. Nel 2015 Christian Domke affianca Pietro Gagliardi nella direzione; nasce così Gagliardi e Domke, che prosegue nell’attività di ricerca e sostegno degli artisti e nella promozione della collezione della galleria.

«Il combattimento avrebbe trovato motivo e giustificazione nel fatto che entrambi i mezzi [pittura e fotografia]
sarebbero stati in gara per un unico obiettivo, un unico premio finale,
un’unica fetta di torta: l’immagine, appunto».

Claudio Marra, Fotografia e pittura nel Novecento.
Una storia “senza combattimento”, Mondadori, Milano 2000

Rómulo Celdrán. Zoom
Lorenzo Madaro
Nell’attento processo analitico di una possibile anatomia del quotidiano, Rómulo Celdrán propone un repertorio di oggetti investigati con un taglio rigoroso, anche per l’attenzione estrema riservata alla costruzione dei dettagli formali, in un inflessibile bianco-nero che restituisce alle singole opere profili paradigmatici.
«La realtà non esiste», suggerisce l’artista, aggiungendo che «ciò che noi conosciamo come reale, è un processo mentale fisico-chimico che ci permette di percepire ciò che è esterno».
Compito dell’arte è pertanto la realizzazione di sfaccettature di mondi possibili, di realtà che pur connotate da confini tangibili, assumono ideali o prospettive stranianti. Il processo di costruzione dell’opera è un’esplorazione che tenta di ripensare ai confini di possibili frammenti di realtà, anche quando un oggetto diviene il protagonista di una scultura o di un dipinto, come in questo caso.
Le opere selezionate per la personale da Gagliardi e Domke appartengono a un ciclo pittorico che Celdrán ha battezzato Zoom, rivelando un criterio metodologico relativo all’osservazione ravvicinata di un inventario di oggetti che gli appartengono e che l’artista impiega costantemente nel suo quotidiano privato e lavorativo. Di questi oggetti, comuni e seducenti per il loro design, rivoluziona nettamente la scala: sui supporti che ospitano i dipinti di Celdrán, gli oggetti sono difatti ingigantiti rispetto alle loro dimensioni reali. E qui subentra un aspetto che appartiene, per definizione, non solo alla storia dell’arte, ma in generale alla storia delle immagini. Gli artisti, soprattutto dalle avanguardie storiche in avanti, hanno spesso deformato e cambiato i connotati (e le proporzioni) degli oggetti, invertendone così la lettura dei significati e sovvertendo il rapporto tra spettatore e opera. Pensiamo ai Flowers di Andy Warhol e agli aghi e agli hamburger beffardamente ingigantiti nelle grandi sculture pubbliche di Claes Oldenburg, giusto per citare due casi ormai storicizzati, ma gli esempi potrebbero essere numerosi.
Su questa linea, che si dipana da un principio di alterazione di ciò che è per eccellenza tangibile, s’inserisce la ricerca di Celdrán, anche quando ai linguaggi della pittura privilegia le potenzialità spaziali della tridimensione. Nel ciclo di sculture Macro, ad esempio, non fa altro che concepire a tre dimensioni quegli oggetti d’uso comune che ritroviamo parzialmente anche nei dipinti, esasperandone i volumi, senza però trascurare i dettagli, sotto il profilo formale e cromatico.
Un nastro adesivo, un metro, un fiammifero, una serie di sacchi della spazzatura ammassati tra loro, un uovo dischiuso e un vecchio pennello: gli oggetti ritratti nelle opere in mostra rivelano uno stupore perpetuo nei confronti del quotidiano. Non a caso, a suo dire, «esiste qualcosa di magico nel mondo delle dimensioni. Sembra esserci una memoria emotiva che ci invita e percepire la relazione con gli oggetti, come fosse un gioco». L’iperrealismo è talmente esasperato che riesce a tallonare, ossessivamente, i confini della fotografia, rivelando anche misconosciute fratture e imperfezioni che conferiscono al tutto una dimensione legata al rapporto irrazionale tra realtà e finzione.
Lo stupore dello sguardo però non rivela frammenti di realtà candidi, bensì elementi che nel minimale bianco e nero adottato esasperano le forme, che così assumono essenze a tratti misteriose. Nell’opera di Rómulo Celdrán si percepisce anche un’indagine sugli stessi confini del linguaggio; l’autore mette alla prova le maglie recondite della pittura per sconfinare in un rapporto persuasivo – che appartiene all’arte da oltre un secolo – con la fotografia e le sue declinazioni percettive. Combattimento per un’immagine. Fotografi e pittori è il titolo di una mostra, ormai storica, curata nel 1971 da Luigi Carluccio e Daniela Palazzoli alla Galleria civica d’arte moderna di Torino, che fa ben emergere la considerazione che all’epoca si aveva rispetto alla relazione tra i due linguaggi: oggi, osservando i dipinti di Celdrán, il rapporto dialettico tra pittura e fotografia permane, ma in definitiva è “senza combattimento”.

———

«The struggle could have been motivated and legitimized by the fact that both media [painting and photography]
would have competed for one aim, one final prize,
one slice of the cake: the image».

Claudio Marra, Fotografia e pittura nel Novecento.
Una storia “senza combattimento”, Mondadori, Milan, 2000

Rómulo Celdrán. Zoom
Lorenzo Madaro
In his careful analytical process for an anatomy of everyday life, Rómulo Celdrán offers a repertory of objects, which he examines with great exactitude, paying extremely close attention to the construction of formal details, with an inflexible black-and-white appearance that gives individual works a paradigmatic profile.
«Reality does not exist», the artist suggests, adding that «what we know as reality is a mental physical-chemical process that allows us to perceive what is outside of us».
The task of art is, therefore, to create facets of possible worlds, of realities that, although delimited by tangible boundaries, are connected to estranging ideas or perspectives. The process of building the work is an exploration aimed at redefining the boundaries of possible fragments of reality, even when an object becomes the protagonist of a sculpture or painting, as in our case.
The works selected for the solo show held at Gagliardi e Domke belong to a series of paintings Celdrán called Zoom, which reveals a methodology based on the close observation of an inventory of objects which belong to the artist, and which he constantly uses in his daily private and professional life. What he does to these objects – ordinary but seductive in their design – is he radically modifies their scale: on the supports of Celdrán’s paintings, the objects are actually magnified compared to their real size. This has to do with a tendency that exists not only in art history, but in the history of images in general. Artists, especially from Modernism onwards, have often deformed and changed the features (or proportions) of objects, thus inverting the interpretation of their meanings and subverting the relationship between spectator and work. Just think of the Flowers of Andy Warhol and the mockingly magnified needles and hamburgers in the huge public sculptures of Claes Oldenburg, just to mention two already historicized cases, but there are many more examples.
Celdrán’s research follows along this line, which originates from the principle of altering what is tangible by definition – and he sticks to it even when he privileges the spatial potentialities of three-dimensionality over the languages of painting. What he gives us in the Macro series of sculptures, for instance, is nothing but a three-dimensional redesigning of everyday objects (some of which we also find in his paintings), exasperating their volumes without however neglecting details, both in their formal and chromatic values.
Duct tape, a ruler, a match, trash bags piled up on top of each other, a hatched egg and an old brush: the objects portrayed in the works on view reveal a perpetual fascination with everyday life. It is no chance, the artist explains, «that there is something magical about the realm of size. There seems to be am emotional memory that leads us to experience our relation to objects as if it were a game». The hyperrealism in these works is so extreme as to be constantly, obsessively poised on the boundary of photography, and it also reveals unnoticed fissures and imperfections that transpose the whole picture to a dimension of irrational relationship between reality and fiction.
This amazed vision, however, does not reveal snow-white fragments of reality, but elements which, in the minimal black and white scheme adopted by the artist, exasperate forms, lending them a somewhat mysterious essence. The work of Rómulo Celdrán can also be read as an inquiry into the boundaries of language itself; the author tests the innermost workings of painting, to arrive at a persuasive relationship with photography and its perceptual aspects, which has been a permanent feature in art history for over a century. Combattimento per un’immagine. Fotografi e pittori is the title of a historical exhibition curated in 1971 by Luigi Carluccio and Daniela Palazzoli at Turin’s Galleria Civica d’Arte Moderna, which clearly showed the consideration in which the relationship between the two languages was held at the time. Today, observing the paintings of Celdrán, this dialectical relationship between painting and photography remains, but ultimately it is a “struggle-less” relationship.