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PAST Exhibitions
Michelangelo Castagnotto

La Macchina Per Azioni
From 14.03.2013 to 09.05.2013

Michelangelo Castagnotto – La macchina per azioni
La macchina per azioni
2012
mixed media
variable dimensions  

Gagliardi Art System è lieta di presentare La Macchina per Azioni, ultimo lavoro di Michelangelo Castagnotto della serie le Macchine Svelate, ovvero prototipi di relazione. In quanto tali si possono chiamare “Macchine di Relazione”. ‘Macchine’ in quanto meccanismi sperimentali di linguaggio; e ‘meccanismi sperimentali di linguaggio’ perché servono a mettere in atto la funzionalità dell’opera: quindi un modello estetico che funziona come una macchina. Come per ognuna delle Macchine, in apparenza le componenti si presentano con l’evidenza di cose: mentre sono funzioni di un modello di linguaggio che serve ad entrare nell’opera, uscendo dalle cose stesse. L’avviamento del meccanismo avviene mediante la chiave che dà inizio al rituale di “accensione” dell’esperienza estetica.
Per citare l’artista: ‘L’estetica ci fa aprire gli occhi: le cose non sono quelle che sembrano. Il rituale di accesso all’opera non ci sottomette ad un credo. Al contrario ci porta lontano dai simboli della quotidianità. Non dobbiamo fare i cani da guardia del linguaggio per essere padroni di noi stessi’. Nel caso della Macchina per Azioni ci si riappropria del percorso convenzionale dei soldi attraverso l’estetica: e in questo modo, ci si riappropria dell’estetica attraverso il percorso convenzionale dei soldi.
Questo percorso coinvolge 6 spettatori-attori dell’opera che divengono essi stessi il suo linguaggio, il suo corpo, i suoi meccanismi.

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Gagliardi Art System is pleased to present La Macchina per Azioni [The Actions Machine] the latest work by Michelangelo Castagnotto from the series Le Macchine Svelate [The Unveiled Machines]. These machines are prototypes of relations, and as such they can be referred to as Relation Machines. They are ‘machines’ in that they embody experimental mechanisms of language, making the work functional: they are an aesthetic model which functions like a machine. As in any machine, the parts appear in their evidence as things, although they are actually functions of a language model that provides access to the work, while departing from the things themselves. The mechanism is activated by a key, which starts the ‘ignition’ ritual of the aesthetic experience.
Quoting the artist: “Aesthetics opens our eyes: things are not what they seem. The ritual of accessing the work does not force us to submit to a religious belief. On the contrary, it frees us from the symbols of everyday life. We do not have to act as the watchdogs of language in order not to lose control.” In the case of the Actions Machine we re-appropriate the conventional process of money through aesthetics – and conversely, in this way we re-appropriate aesthetics through the conventional process of money.
The process involves 6 spectators-actors who act out the work, embodying its language, physical body and mechanisms.

Volendo riflettere sulla Macchina per Azioni di Michelangelo Castagnotto, facente parte del ciclo delle Macchine  Svelate, dobbiamo subito prendere atto che ci troviamo di fronte ad un’installazione complessa, capace di declinare forme nuove, composta da un corpo centrale a cassetti, di forma quadrata
(ricorda un’antica madia per riporre i prodotti agricoli, o un vecchio mobile per ufficio) con maniglia, e dotati di lucchetti colorati con la stessa cromia che corrisponde a quella dei sei sedili su cui si accomoda il pubblico, che intende interagire con il lavoro di Castagnotto. Il “giocatore” , o “attore” volontario, innanzitutto è chiamato a scegliere da un vassoio delle biglie di diverso colore, che ci dicono se lo spettatore intende accettare il rischio (bianco) , rifiutare l’offerta di collaborare (nera), o astenersi(verde), perché sprovvisto di soldi . Se tutti i partecipanti scelgono di mettere a disposizione dell’artista una somma di denaro, si crea la motivazione per far funzionare questa Macchina di Relazione. Siamo al momento in cui  si può estrarre la chiave, che sta al centro di un disco  affiancante il sedile, e ha così inizio il rituale di “accensione” della Macchina, o meglio l’inizio del rituale che conduce all’esperienza estetica. Dopo questa fase preventiva si mettono nel cassetto corrispondente i soldi, che, in un secondo tempo, vengono convogliati, dalle assistenti dell’autore, in un  contenitore trasparente dal quale saranno raccolti per essere redistribuiti ai partecipanti.  In questo evento è assolutamente chiaro che nessuno vince,  o guadagna, nulla. La motivazione di tutto ciò  è legata al pensiero dell’ artista, che vuole farci riflettere su uno strumento estetico, e svela, non il senso convenzionale, ma l’ uso estetico dei soldi, il loro valore estetico. Si entra così in una logica assurda che ci spiazza, perché non troviamo punti di riferimento abitudinari rispetto a  quanto stiamo vivendo, anche se come pensava Merleau- Ponty osservare da vicino un oggetto significa abitarlo, e  cogliere, da diversi angoli, tutte le motivazioni  che la nostra psiche in quel momento è pronta a far sue.

Castagnotto, in fondo è un artista post-mediale, che ci dimostra che non esistono codici (estetici o linguistici) che non siano aperti alle nostre interpretazioni, o a una lettura autoreferenziale. Oggi nel mondo dell’arte assistiamo a una fioritura non di virtù, ma di vizi, infatti azioni, cambiamenti, coraggio, etica, passione, servizio, ma soprattutto dignità e rispetto, sono proprio valori perduti nel caos della vita odierna di questo e di altri paesi, valori a cui nessuno dà più peso, perché ormai degradati e corrosi sino alle radici della negatività dello spirito del tempo . Proprio per questo Michelangelo Castagnotto, non vuole porsi accanto al disincanto del mondo, e quindi di una progressiva razionalizzazione dell’esistenza, e cerca forme in cui si mettano da parte i canoni classici dell’ordine e della sistematicità in cambio dell’instabilità , della polidimensionalità, del mutevole. L’artista non ha posto nessun accento sullo spostamento d’interesse che va dalla forma al soggetto, evita di abbracciare le “anti-forme” e punta il suo mirino sia sul processo ideativo che sul contenuto, convinto che le idee sono soprattutto nelle cose. Questo vuol dire che l’installazione di cui parliamo si pone come contrario esatto dell’ “Arte Povera”, che a Torino continua a generare nuove figliazioni.

D’altro canto questo lavoro non si colloca nemmeno nel bacino dove si sperimentano forme di collaborazione, di connessione e di intelligenza sensibile, in cui gli artisti sono al tempo stesso soggetti e oggetti di nuove possessioni, dipendenze e sacrifici sugli altari del consumo e della comunicazione a manetta, all’interno delle tribù della “modernità liquida”.

Castagnotto ha capito bene che il gioco dell’alternarsi di domanda e risposta è importante per la cultura, ma anche per la poesia quando è legata alle immagini. Come nelle civiltà antiche l’artista è colui che è in grado di porre  interrogazioni, enigmi, senza essere obbligato a risolverli  e sa parlare un  linguaggio dell’arte comprensibile agli iniziati. Ogni oggetto della cultura, o dell’arte, è uno strumento centrale  e ogni strumento-macchina-opera costituisce una pragmatica sinergia di volontà e azione. Per il nostro artista il gioco magico dell’arte, la filosofia, la sociologia, sono aspetti diversi, a volte divergenti, ma mai in opposizione, all’interno di una stessa ricerca, di una stessa ansia di indagare il mistero con distaccata ironia, che non può essere spiegato da formule, dottrine meramente scientifiche. Questo determinato, e determinante, desiderio dell’artista di tenersi fuori dalla vita corrente dell’arte, crea in noi l’emozione forte dell’estraniazione, un’emozione che  oggi ci stiamo dimenticando, avvolti come siamo nelle maglie fitte della rete.

Marisa Vescovo