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PAST Exhibitions
Luisa Raffaelli

Notti Nere
From 22.09.2006 to 28.10.2006

Luisa Raffaelli – notti nere 1
notti nere 1
2006
fotopittura digitale, stampa lambda su dibond
125 x 153 cm
Luisa Raffaelli – notti nere 2
notti nere 2
2006
fotopittura digitale, stampa lambda su dibond
125 x 153 cm
Luisa Raffaelli – notti nere 6
notti nere 6
2006
fotopittura digitale, stampa lambda su dibond
73 x 96 cm
Luisa Raffaelli – notti nere 10
notti nere 10
2006
fotopittura digitale, stampa lambda su dibond
125 x 147 cm
Luisa Raffaelli – notti nere 11
notti nere 11
2006
fotopittura digitale, stampa lambda su dibond
73 x 100 cm
Luisa Raffaelli – notti nere 12
notti nere 12
2006
fotopittura digitale, stampa lambda su dibond
73 x 100 cm
Luisa Raffaelli – notti nere 13
notti nere 13
2006
fotopittura digitale, stampa lambda su dibond
73 x 100 cm
Luisa Raffaelli – notti nere 14
notti nere 14
2006
fotopittura digitale, stampa lambda su dibond
73 x 100 cm
Luisa Raffaelli – notti nere 9
notti nere 9
2006
fotopittura digitale, stampa lambda su dibond
73 x 96 cm

Gagliardi Art System /gallery inaugura la nuova stagione espositiva con tre mostre personali di artiste italiane quali Luisa Raffaelli, Stefania Ricci e Marialuisa Tadei.
Luisa Raffaelli, presenta una nuova serie, Notti Nere per il clima notturno e un vagamente inquieto che li permea, rafforzato dalla scelta cromatica del bianco e nero.
Come nelle opere precedenti il processo narrativo è innescato attraverso una sorta di frames filmici, totalmente costruiti digitalmente, con un procedimento chiamato dall’artista stessa ‘fotopittura digitale’, con intenzionali rimandi ad una percezione spazio temporale fluida: si rimanda a certe atmosfere cinematografiche in bianco e nero dove le tensioni narrative sono sotterranee ma pulsanti e creano l’attesa di un loro scioglimento o esplosione.
Spiega l’artista: […] ‘la protagonista dei miei immaginari frames è, come sempre nei miei lavori, una donna alla quale assegno, alla stregua di Joyce, il ruolo ‘plurilabirintico’ di convergenza di tanti femminili e del ‘Femminile’. La scelta di far brillare i suoi capelli rossi in scene denaturate o in bianco e nero, oltre a rafforzare la riconoscibilità del personaggio che attraversa costantemente i miei lavori, vuole essere anche un omaggio alla fiammata a colori nella scena finale dello sparo, che Hitchcock inserisce con splendida intuizione drammaturgia e visiva nel denso bianco e nero di ‘Io ti salvero’.

Luisa Raffaelli
In Notti nere Luisa Raffaelli abbandona del tutto quelle atmosfere metalliche e fallaci che imparentavano il lavoro al mondo, alle logiche e alle forme dei videogames – quelli alla Lara Croft, tanto per intenderci – per andare invece a sposare un’ambientazione completamente cinematografica, degna d’un noir classico, erede delle lezioni dei thrilling di ieri (Melville, Clouzot, Hitchcock) e di oggi (Lynch, De Palma). L’impianto è quello tipico del genere – una periferia degradata o un interno gelido e asettico, un mondo silenzioso e disinteressato, un tempo sospeso, una dark lady in attesa al centro della tela o un’ingenua vittima sacrificale che si aggira petulante e svolazzante come mosca – e chi osserva le opere non può fare a meno di respirare un’aria malsana e inquietante tipo quelle di Les diaboliques, Vertigo, Pépé le moko. Manca il realismo brutale hollywoodiano – di Lynch ci sono soprattutto i costumi e i paesaggi silenziosi e minacciosi, del primo De Palma le donne illeggibili e sfuggenti – e tutto, alla maniera francese, appare invece decisamente sfumato, ossessivo, un po’ contorto. Come nei capolavori transalpini, le motivazioni del pericolo e della probabile violenza (soldi, potere, bramosie) restano sullo sfondo, in modo da non offuscare il carattere dei personaggi, e tutto è giocato sulla suggestione di luoghi e figure, su tensioni decisamente psicologiche.
La vita è letta come una condanna, il bianco e nero livido (o al suo posto l’universo violaceo e bruno da ecchimosi) quale futuro incombente. Ogni quadro firmato dall’artista è il frame di un possibile film, è la fine o l’inizio d’una pellicola, e questa pellicola non può far altro che narrare di un destino balordo, della storia di un’ingiustizia, di vicende i cui personaggi non potrebbero essere diversi da ciò che sono. Come se la paura, la violenza, la notte perenne – il nero, appunto – non fossero una scelta ma un fato, non libero arbitrio ma necessità ineluttabile. Unico lampo, l’ambrato profondo, lo scarlatto e il vermiglio dei capelli della possibile colpevole (o eventuale vittima).
Poiché uno stupido studio recente sostiene che le donne coi capelli rossi – naturali o tinti – sono più irrequiete di altre, portano quella determinata tinta per trasmettere, volutamente o inconsapevolmente, una perenne voglia di emozioni e di sesso, ancora si ribadisce che le cose non possono andare che per il verso sbagliato, che la protagonista si è cacciata o si stia cacciando – non è mai chiaro se la trama thrilling sia a buon punto oppure no – in un brutto guaio.

Maurizio Sciaccaluga