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Jelena Vasilijev

Of three friendly warnings, this is the third one
From 09.11.2008 to 07.02.2009

Jelena Vasiljev – Of three friendly warnings, this is the third one
Of three friendly warnings, this is the third one
2008
mixed media
variable dimensions
Jelena Vasiljev – Of three friendly warnings, this is the third one
Of three friendly warnings, this is the third one
2008
mixed media
variable dimensions
Jelena Vasiljev – Of three friendly warnings, this is the third one
Of three friendly warnings, this is the third one
2008
mixed media, installation view, detail
variable dimensions
Jelena Vasiljev – Of three friendly warnings, this is the third one
Of three friendly warnings, this is the third one
2008
mixed media, installation view
variable dimensions
Jelena Vasiljev – Of three friendly warnings, this is the third one
Of three friendly warnings, this is the third one
2008
lambda print
150 x 100 cm
ed. 3  
Jelena Vasiljev – Of three friendly warnings, this is the third one / Heads
Of three friendly warnings, this is the third one / Heads
2008
leather straps
variable dimensions
3  
Jelena Vasiljev – Of three friendly warnings, this is the third one
Of three friendly warnings, this is the third one
2008
lambda print
150 x 100 cm
ed. 3
Jelena Vasiljev – Of three friendly warnings, this is the third one
Of three friendly warnings, this is the third one
2008
mixed media, installation
variable dimensions
Jelena Vasiljev – Of three friendly warnings, this is the third one
Of three friendly warnings, this is the third one
2008
lambda print
150 x 100 cm
ed. 3
Jelena Vasiljev – Of three friendly warnings, this is the third one
Of three friendly warnings, this is the third one
2008
ink on paper
35 x 50 cm
Jelena Vasiljev – Of three friendly warnings, this is the third one
Of three friendly warnings, this is the third one
2008
ink on paper
50 x 35 cm
Jelena Vasiljev – Of three friendly warnings, this is the third one
Of three friendly warnings, this is the third one
2008
ink on paper
35 x 50 cm

Gagliardi Art System è lieta di presentare Of three friendly warnings, this is the third one il nuovo lavoro dell’artista Jelena Vasiljev.

L’operazione è costituita da un’azione performativa che si svolge attraverso l’utilizzo di corpi viventi – otto persone legate a coppie da vincolo famigliare di primo grado (in questo caso fratelli) – e dalla ripresa e proiezione continua e in tempo reale di ogni volto di queste. I corpi sono rivestiti con delle sculture indossate, costruite dall’artista stessa in gesso e garza. Otto videocamere sono assicurate su strutture di cuoio e poste su ogni testa in modo da riprendere e registrare il volto del proprio congiunto – partner di coppia durante tutta la performance. L’interazione è un’azione semplice e ossessivamente ripetuta; un lento gesto affettivo ma non consueto. Le riprese delle videocamere vengono diffuse in diretta su schermi posti in uno spazio separato dall’immaginario visivo dell’azione performativa amplificando ogni singolo mutamento espressivo dei volti dei partecipanti e mostrandoli svincolati dalla relazione diretta con l’altro. La dimensione affettiva e intima del rapporto tra consanguinei è posta in relazione forzata con l’alta tecnologia multimediale, con l’esposizione potenzialmente infinita del dettaglio, svincolato dalla relazione con il contesto, di ogni minimo turbamento, la sua trasmissione in tempo reale (anche via internet), la possibilità di svolgere e fruire delle diverse parti dell’evento anche a grandissime distanze La percezione dei legami affettivi e il concetto di tempo e di spazio, attraverso le nuove tecnologie, sono interiorizzati, analizzati e amplificati nelle difficoltà di una vera partecipazione all’altro anche quando i mezzi tecnologici garantiscono una connessione continuata e globale.

“ Of three friendly warnings, this is the third one”

di Francesco Poli
Il raffinato e complesso lavoro che Jelena Vasiljev ha realizzato per la sua terza personale alla galleria GAS è incentrato nella prima fase sulla messa in scena di una performance di lunga durata di otto persone, che forano quattro coppie di fratelli-sorelle, con videoriprese proiettate in tempo reale; e nella seconda su una successiva installazione molto articolata formata da proiezioni di video, stampe lamde su alluminio, disegni e sculture. Il tutto teso a documentare e formalizzare visivamente e plasticamente l’energia vitale primaria, le coinvolgenti tensioni emotive e le intense suggestioni simboliche con valenze esistenziali individuali, interpersonali e collettive scaturite non solo dall’azione dei performer ma anche dalle reazioni del pubblico.
Nella fase live entrano in gioco come “materiali” i corpi viventi, i vestiti molto sommari impregnati di gesso (cover body sculptures), e una sofisticata strumentazione tecnologica formata da piccole videocamere fissate con cinghie di pelle sulla fronte di ciascuno dei protagonisti (come un terzo occhio elettronico). Lo scopo della performance, spiega l’artista, è di comunicare attraverso l’immaginario visivo, e in particolare attraverso la visione ravvicinata e simultanea dei mutamenti espressivi dei volti, l’impercettibile ma profondo rapporto che si crea all’interno delle coppie legate da uno stretto vincolo famigliare, sottoposte a una inedita e prolungata esperienza forzata.
La posizione delle coppie (tra cui anche quella di Jelena e suo fratello Vladimir) è uguale per tutti e ha specifiche caratteristiche statuarie. La sorella seduta per terra tiene fra le sue braccia la testa del fratello che è in posizione semisdraiata; E’ una posizione che ha valenze classiche e fa riferimento tra l’altro alla tradizione iconografica delle “pietà” con la Madonna e Cristo, senza però una diretta relazione a temi sacri. Ogni coppia rimane immobile, come un tableau vivant, nella posizione imposta all’inizio, guardandosi intensamente negli occhi. Solo la sorella fa un lento movimento continuo spalmando lentamente della creta diluita con acqua sul volto del fratello, creando col passare del tempo una sorta di crosta che diventa una maschera. L’azione è seguita direttamente dal pubblico che può muoversi in mezzo alle coppie e può vedere il progressivo intensificarsi, a livello emozionale, degli sguardi incrociati anche, per così dire, in soggettiva attraverso gli schermi multipli che rimandano le immagini riprese dalle piccole telecamere individuali. Si percepisce anche, nei corpi e soprattutto nei volti, la tensione fisica e psicologica sempre più evidente, che crea un’affascinante e inquietante atmosfera con forti coinvolgimenti esistenziali.
La particolare qualità estetica di questa operazione è determinata dalla forza quasi monumentale dell’insieme che non ha niente a che fare con le precedenti troppo vitalistiche e esasperate performance di body art perché qui alla fine non è il corpo che domina ma la dimensione mentale e spirituale. Le figure accoppiate, nonostante la loro diretta presenza sul campo, trasmettono fin dall’inizio un’energia espressiva che stimola riflessioni in direzione di valori simbolicamente emblematici, a livello generale. In questo senso entrano in gioco questioni relative al senso profondo delle relazioni umane a partire da quelle primarie di sangue, di carattere strettamente personale, per arrivare a quelle più allargate a livello sociale e politico. Nel caso specifico di Vasiljev i riferimenti (anche se non esplicitamente dichiarati) sono alla dilaniante e tragica storia dell’area balcanica, dove comunità e popoli, che avrebbero dovuto vivere in fratellanza pacifica, sono ancora dilaniati da devastanti e sanguinosi contrasti, in nome della pretestuosa e strumentale difesa e affermazione di sedicenti valori di identità etnica. Ma naturalmente si tratta di una questione che ha valenze purtroppo universali. E in effetti l’efficacia di questa operazione artistica sta nella sua capacità di visualizzare e formalizzare un tema di tale importanza a partire dalla radice primaria dei rapporti interpersonali e parentali. L’intenzione dell’artista è quella di sviluppare questo tema costruendo, in successivi lavori, situazioni più articolate sempre a partire dall’ambito famigliare.
Nella seconda fase della mostra, tutti gli elementi presenti nella prima (salvo le persone in carne e ossa) vengono riproposti, in una situazione più fredda e distaccata, come opere oggettuali e visive. La memoria dell’azione performativa che le ha generate rimane, ma come un’eco retrostante, e lo spazio espositivo viene occupato, come si è detto, da una ben studiata installazione di materiali iconici e plastici: da un video montato con sequenze accuratamente selezionate, della performance nel suo insieme; da un polittico di schermi multipli che riportano i momenti salienti delle visioni soggettive; da still frames che colgono immagini particolarmente evocative dell’esperienza estetica; e da sculture realizzate da un lato con i vestiti ormai vuoti e irrigiditi nella loro metafisica immobilità e dall’altro con i dispositivi utilizzati per la messa in atto degli “occhi” frontali (le minitelecamere e le cinghie di cuoio appese ai muri come reperti ormai senza vita).
Quello che conta in tutto ciò è, soprattutto, il processo complessivo che sta alla base del lavoro, ma il risultato finale che resterà nel tempo sotto forma di opere permanenti mantiene una sua straordinaria forza evocativa e una bellezza originale.