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PAST Exhibitions
Jelena Vasiljev

Pensavo di essere un lupo, curated by Francesco Poli
From 05.04.2006 to 27.05.2006

Jelena Vasiljev – Essendo così i lupi / i più difficili da cacciare / come saranno gli uomini
Essendo così i lupi / i più difficili da cacciare / come saranno gli uomini
2005
work in progress chalk, gauze, jute, oakum
variabile dimensions installation view
Jelena Vasiljev – Pensavo di essere un lupo
Pensavo di essere un lupo
2006
video projection, wood, iron; installation view, detail
variable dimensions  
Jelena Vasiljev – Pensavo di essere un lupo
Pensavo di essere un lupo
2006
Performance Villa Capriglio, Torino – 25.03.2006 – detail  
Jelena Vasiljev – Pensavo di essre un lupo
Pensavo di essre un lupo
2006
video projection, wood, iron
installation view – variable dimensions  
Jelena Vasiljev – Essendo così i lupi / i più difficili da cacciare / come saranno gli uomini
Essendo così i lupi / i più difficili da cacciare / come saranno gli uomini
2005
chalk, gauze, jute, work in progress, installation view, detail  

Gagliardi Art System / gallery è lieta di ospitare la nuova personale dell’artista serba Jelena Vasiljev.
L’artista, che lavora principalmente con scultura, disegno e video, continua le proprie riflessioni sul tema della violenza, concretizzata nel simbolo del lupo, vittima e carnefice allo stesso tempo della propria natura, emblema della forza primigenia insita nell “homo homini lupus”. Il tema, già affrontato nella mostra personale Essendo così i lupi/ i più difficili da cacciare/come saranno gli uomini, realizzata negli spazi della Gagliardi Art System / gallery nellottobre 2004, con a cura di Francesco Poli, trova quindi un naturale sviluppo in questo nuovo progetto che vede la partecipazione attiva dellartista stessa. Vasiljev realizzerà una performance a Villa Capriglio, sulla collina torinese, durante la quale cucinerà in un recipiente industriale, da lei fabbricato, della carne, legata a frammenti delle sculture dei lupi realizzate in legno di alloro e di pruno; la consumerà di fronte al pubblico, offrendo anche agli astanti la possibilità di consumare l’opera, e, per traslato, di mangiarne l’idea, l’essenza, quasi a suggerire un’identificazione catartica. Il video della performance verrà proiettato nell’ambito della personale in galleria, dove gli oggetti serviti per realizzarla e i resti dei lupi di carne verranno affiancati a sculture inedite in gesso e in bronzo.

“Pensavo di essere un lupo”.
I lupi continuano ad affollare il Jelena lavoro di Vasiljev. Animali ad alto potenziale metaforico, immagini di selvatica aggressività ma anche vittime melanconiche della loro stessa violenza, sono per molti versi lo specchio degli aspetti più inquietanti e tragici della condizione attuale dell’umanità. Ci sono qui, nella mostra, ancora alcune bianche sculture in gesso contro un muro con dei disegni e in particolare all’esterno un grande gruppo in bronzo formato da tre bestie che intrecciano disperatamente i loro corpi, ma tutto è incentrato su una installazione piuttosto complessa e impressionante dove sono messi in scena i materiali e i risultati di una performance, il cui video è proiettato sullo sfondo. Questa performance, che apparentemente è una normale operazione di cucina all’aperto (realizzata in un luogo periferico e abbastanza desolato) in effetti ha caratteristiche molto speciali. Vediamo nel video lartista, vestita con la sua tuta da lavoro, davanti a un enorme pentolone, fatto di lastre di ferro ritagliate e saldate, posato su una sorta di griglia costituita da sbarre di ferro, con sotto un fuoco di legna acceso. Nella pentola piena di acqua dove stanno bollendo delle patate e delle verdure vengono messe a cuocere anche degli strani organismi costruiti con dei rami di legno di differenti alberi (alloro, melo, ciliegio, tiglio) tagliati e legati fra loro con corde e fili di ferro. Si tratta di sculture con articolazioni mobili, volutamente grezze, in cui si possono riconoscere le fattezze dei lupi. Le sculture ricoperte di carne vera, come se fossero degli involtini, una volta cucinate, vengono servite alle persone che stanno intorno, che mangiando la carne le riportano allo stato iniziale. Tutta lazione si sviluppa come un rituale carico di enigmatiche significazioni simboliche, in un’atmosfera molto suggestiva. L’artista svolge il suo compito con grande precisione e determinazione. Linstallazione in galleria presenta, posato sulla griglia, il pentolone pieno dacqua con alcuni animali che galleggiano. Accanto cè unaltra griglia metallica su cui sono posate e appese le rimanenti sculture. Queste hanno un aspetto ambiguo: potrebbero essere interpretate come gli «scheletri» dei lupi, ma essendo di taglia più piccola del naturale, laspetto organico lascia il posto a quello più specificamente plastico. E allora appare chiaro che ci troviamo davanti solo a degli «scheletri» di sculture, e cioè a delle «armature» (come si dice in termini tecnici) che potrebbero essere ricoperte di gesso o argilla e modellate. Da questo punto di vista, la fruizione delle opere da parte del pubblico in mostra, a differenza di quello che si vede nel video, diventa puramente estetica. Tutto il processo «alimentare» documentato nelle immagini viene rivissuto solo mentalmente da chi guarda. Il rituale carico di energia esistenziale appare cosi raffreddato, in qualche modo concettualizzato, e lo scarto tra arte e vita che sembrava annullato prende di nuovo il soppravvento determinando una tensione particolarmente affascinante. Anche se il senso di questa azione era inizialmente, per Jelena Vasiljev, quella di mettere in scena l’idea di «far mangiare e digerire l’idea bollente» incarnata dai lupi cucinati, è forse meglio non precisarne troppo il significato, lasciando aperta la possibilità ad ogni tipo di interpretazione. E meglio, in altri termini, considerare questo lavoro come uno stimolo estremamente intenso per la nostra immaginazione.
Francesco Poli