BACK
PAST Exhibitions
Carlo Steiner

Piazzole di ritorno
From 02.12.2005 to 28.01.2006

Carlo Steiner -Carpet
Carpet
2006
reti metalliche
100 x 230 x 2 cm  
Carlo Steiner -Farfallatrice
Farfallatrice
2004
fusione d’alluminio
25 x 25 x 10 cm
Carlo Steiner -Grande Collezione
Grande Collezione
2004
alluminio
143 elementi 5 x 7 cm cad.
Carlo Steiner -Mensola
Mensola
2006
fusione di alluminio
600 x 9 x 2 cm
particolare
Carlo Steiner -Neve ai lati
Neve ai lati
2006
bulloneria metallica
dimensioni variabili  
Carlo Steiner -Pressato
Pressato
2005
ostia
70 x 70 cm
Carlo Steiner -Stanza
Stanza
2004
ostia, chiodo d’acciaio
misure variabili  
Carlo Steiner -Stanza
Stanza
2004
ostia, chiodo d’acciaio, particolare
misure variabili  
Carlo Steiner – Un ordine improbabile
Un ordine improbabile
2005
ostia; particolare installazione Hotel Sofitel, Bologna
misure variabili  
Carlo Steiner -Un ordine improbabile
Un ordine improbabile
2005
ostia; particolare installazione Hotel Sofitel, Bologna
misure variabili

Carlo Steiner, con l’intervento installativo dal titolo Piazzole di ritorno, trasforma la galleria in necropoli, con muri composti dalla sovrapposizione di migliaia di delicatissime farfalle realizzate una ad una con un semplice impasto d’acqua e farina e pressate, come ostie, con un macchinario che egli stesso ha ideato, la farfallatrice.

Le pareti assumono un aspetto frastagliato ed irregolare, come accumuli di detriti di rocce sedimentarie tagliate da uno scavo. Strati di farfalle che, da simbolo di delicatezza e precarietà si trasformano nei robusti elementi costitutivi di questa scultura.

——

Carlo Steiner, with his installation entitled Piazzole di ritorno – Putting greens, turns the gallery into a necropolis, whose walls are made from layers of exquisitely delicate butterflies, created one by one with a simple water and flour impasto, and pressed like hosts by a self-invented machine, the farfallatrice – or butterfly-maker.
The walls appear indented and irregular, like heaps of sedimentary rock debris cut by an excavation. From a symbol of delicateness and fleetingness, these butterfly layers are transformed into the strong constitutive elements of this sculpture.

La Natura, per Carlo Steiner, è più che una fonte d’ispirazione dalla quale attingere forme e colori, atmosfere e sensazioni, è una materia in perenne trasformazione, plasmabile come creta nelle sue mani di “platonico demiurgo”. L’artista compie un’elaborazione che, adottando una terminologia derivata dalle Scienze della Terra, mi piace paragonare ad una lenta e complessa mutazione geologica. Steiner trasforma i materiali più eterogenei attraverso un’accurata e paziente manipolazione, una ricerca, la sua, che non prevede atteggiamenti polemici nei confronti delle sperimentazioni scientifiche contemporanee che minacciano l’integrità degli organismi viventi e dell’ecosistema (come ad esempio la clonazione e gli OGM). La caratteristica “geologica” deriva dalla sua attenta riflessione sul fattore generativo, morfologico e costitutivo degli elementi naturali. Nel suo lavoro l’aspetto mimetico è irrilevante, quello creativo fondamentale. L’artista non ricrea forme restituendo delle copie, pur modificate, degli originali, per lui è prioritaria la libera sperimentazione su diversi materiali, spesso dall’opposta consistenza, ricerca che coincide perfettamente con l’interesse verso il mondo dell’archeologia e della paleontologia, oltre che nei confronti di alcune specifiche varietà naturali, come ad esempio i cristalli di neve e le farfalle.

Con un imponente intervento installativo Steiner trasforma la galleria nello scavo archeologico di un’antica necropoli – la cui pianta richiama sia antichi insediamenti abitativi sia lo schema di tane animali – innalzando massicci muri composti dalla sovrapposizione di migliaia di delicatissime farfalle. Sono realizzate una ad una con un semplice impasto d’acqua e farina e pressate per mezzo della farfallatrice, una sorta di macchinario artigianale, ideato dall’artista, che riporta incise su una delle due superfici diverse varietà di questi effimeri insetti. La peculiare stratificazione dei muri fa assumere alle pareti un aspetto frastagliato irregolare molto simile alla superficie aspra delle rocce sedimentarie, gli agglomerati minerali formati da accumuli di varie sostanze quali sabbie e fanghi detritici. In questo lavoro la sedimentazione è il risultato di una precisa ed ordinata sovrapposizione delle singole unità, curata nel minimo dettaglio come una perfetta costruzione dalla misteriosa origine. Siamo invitati ad inoltrarci tra le pareti di questa caverna coinvolti in un itinerario magico ed affascinante, dall’atmosfera arcaica e suggestiva, attratti dalla luminosità, delicata e tiepida, prodotta dal candore appena ingiallito delle farfalle le quali, da simbolo di delicatezza e precarietà, si trasformano paradossalmente in robusti fossili preistorici, vigorosi sostegni dell’intera struttura di questa massiccia ed “archeologica scultura”.

Alessandro Trabucco

——

Carlo Steiner – a geologic mutation
For Carlo Steiner, Nature is more than a source of inspiration where he draws forms and colors, atmospheres and sensations – it is a perpetually transforming matter that can be modeled like clay in the hands of this platonic “demiurge”. The artist creates an evolution I like to describe with a term drawn from Earth Science, a slow, complex geologic mutation. Steiner transforms even the most diverse materials, through an accurate, patient manipulation; the “geological” quality of his works comes from his profound reflection on the generative, morphological and constitutive factors of natural elements. In his works the mimetic aspect is irrelevant, the creative space, on the other hand, is essential. With a major installation, Steiner turns the gallery into the archeological excavation of an ancient necropolis – whose plan recalls both ancient human settlements and the pattern of animal dens – erecting massive walls made by layering thousands of exquisitely delicate butterflies. These are created one by one, with a simple flour and water impasto, and then pressed through a farfallatrice, or butterfly-maker, a sort of home-made machine conceived by the artist that bears incisions of different varieties of these ephemeral insects on one surface. The peculiar layering of the walls makes them look indented and irregular, much like the rough surface of sedimentary rocks, the mineral clusters formed by the accumulation of various substances such as sands and debris mud. In this type of work, sedimentation result from an accurate, orderly layering of single unities, where even the smallest detail is taken care of as in a perfect building of mysterious origins. The artist encourages us to delve amongst the walls of this cave, to start this magical, fascinating itinerary, in an archaic, redolent atmosphere. He lures us us with the delicate, lukewarm brightness produced by the slightly yellowed whiteness of butterflies which, from a symbol of delicateness and fleetingness, paradoxically turn into robust prehistoric fossils, strongly supporting the whole structure of this massive, ‘archeological sculpture’.

Alessandro Trabucco