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PAST Exhibitions
Daniele D'Acquisto

Waiting For…
From 21.09.2007 to 27.10.2007

Daniele D’Acquisto – Floral Extension #9
Floral Extension #9
2007
carta intagliata su tavola
115 x 155
Daniele D’Acquisto – Waiting for… #5
Waiting for… #5
2007
carved paper on board
132 x 140
Daniele D’Acquisto – Waiting for… #8
Waiting for… #8
2007
carved paper on board
90 x 100
Daniele D’Acquisto – Waiting for… #6
Waiting for… #6
2007
carved paper on board
90 x 100
Daniele D’Acquisto -Waiting for… (Banality) #II
Waiting for… (Banality) #II
2007
double face, face I
plexiglas, acrylic, wood
43,3 x 43,3 x 3,6
Daniele D’Acquisto – Waiting for… (Banality) #l
Waiting for… (Banality) #l
2007
double face, plexiglas, acrylic, wood
43,3 x 43,3 x 3,6  

In nome del bianco

di Marisa Vescovo

E’ certo che nel vedere un colore non percepiamo solo una gamma di vibrazioni elettromagnetiche, ma ne viviamo anche, soprattutto inconsciamente, l’effetto emotivo, che si può determinare con buona precisione: il colore dona spessore emotivo all’esperienza. Con i suoi lavori Daniele D’Acquisto ci parla del colore bianco, che è poi il colore della luce, in forza della sua caratteristica fisica di riflettere al meglio le onde luminose; tuttavia l’identità fra bianco e luce non rimane circoscritta alla fisica delle onde. Essa è molto profonda, e, oltre alla dimensione reale, investe anche quella simbolica. Il bianco comprende gli opposti: riflessione e assorbimento, vita e morte, presenza e assenza; indica l’assenza di colore, il suo grado zero, i fantasmi, le apparizioni, la paura, l’inquietudine. La ricerca di D’Acquisto si concentra sulla carta candida, valutandone potenzialità e limiti, e poi ne ritaglia delle parti a cui dà forme prefissate, indi le sovrappone a strati, che fissa su tavola, così da ottenere rilievi che il nostro occhio percorre e ricompone in forme e immagini riconoscibili, ma in fondo smaterializzate. In alcuni di questi quadri-scultura riconosciamo gruppi di persone, di tutte le età, che guardano verso l’alto, come in attesa di qualcosa che non c’è ancora per noi che guardiamo l’opera. L’atteggiamento di queste figure (nel ciclo Waiting For ) ci ricorda le immagini che troviamo nei quadri d’arte sacra legate alle scene dell’estasi dei santi, o a scene dove vi è comunque un’apparizione legata alla mistica romantica. In questo caso il bianco diventa il colore del divino, che è sempre legato a manifestazioni luminose, e che possiamo assimilare alla coscienza.
Nelle opere di D’Acquisto non c’è solo questa presenza-assenza: troviamo anche tavole che potrebbero alludere a certe inquadrature di film, in cui tutti guardano verso l’alto in attesa dell’intervento provvidenziale del “Super Eroe”, o anche, più semplicemente, delle prospettive di un terrore inconcepibile che cifra le nostre giornate, o delle piccole apocalissi quotidiane, fasciate di banalità. Banalità che è poi il “logo” del nostro tempo, un tempo incapace di trovare un contatto con la realtà corporea e che ci induce sempre a cercare “altro”.
Un secondo gruppo di lavori (Floreal Extension) riproduce una serie di ritratti di vecchi, adulti, bambini, dalle cui teste nascono fiori e foglie, che esprimono una malinconia che non è compatta e opaca, ma legata alle nostre psicosi, capace di mutarsi in una miriade di particelle di umori, sensazioni, sogni: un pulviscolo d’atomi come tutto ciò che costituisce l’ultima sostanza della molteplicità delle cose. Togliere al linguaggio ogni peso – come avviene con le opere velate da stratificazioni di plexiglass che ci conducono verso l’ombra abitata di grigi nebbiosi – per farlo assomigliare alla luce (talora lunare) e introdurre l’ombra della sua assenza, significa anche riconoscere gli influssi eterei che connettono macrocosmo e microcosmo.
Al centro della creatività è il tema del bianco: nell’arte moderna il bianco della tela, o del foglio, è simbolo dell’opera come “realtà negata”, ricerca di assoluto che spinge ai limiti estremi dell’enunciabilità, e libera la forma da ogni tributo alla mimesi, suggerendo un nuovo “inconscio ottico”.

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In the name of white

When seeing a color, we certainly do not see only a range of elecromagnetic vibrations. We also experience, mostly unconsciously, its emotional effect, which can be determined rather accurately: color gives a specific emotional thickness to experience. In his works, Daniele D’Acquisto tells us about the color white, which is actually the color of light, by virtue of its physical quality – it is the color that best reflects light waves. However, the identity between white and light is not limited to the physics of waves. It is very deep and goes beyond the dimension of reality, extending into the symbolical dimension, too. White includes pairs of opposites: reflection and absorption, life and death, presence and absence. It undescores the absence of color, its “zero degree”, the phantoms, the apparitions, the fear, the uneasiness. D’Acquisto’s research concentrates on immaculate paper, evaluating its potentialities and limits, then cuts out parts of it, which it shapes according to pre-determined forms; subsequently, it superimposes them layer upon layer, and fixes everything on a panel, so as to obtain reliefs. These can be scanned and recomposed by our eye into forms and images that are recognizable, but ultimately de-materialized. In some of these painting-sculptures, we can recognize groups of people of all ages, all looking upwards, as if they waited for something that has yet to come for us who look at the work. The attitude of these figures (in the Waiting For series) reminds us of the images we find in sacred art paintings that show ecstasy scenes involving saints, or scenes where we see an apparition related to Romantic mysticism. In this case, white becomes the color of the divine, which is always linked to luminous manifestations, and can be identified with conscience.
In D’Acquisto’s works we see not only this presence-absence – we also find panels that possibly hint at certain film framings, where everybody looks upwards waiting for the heaven-sent intervention of a “Super-Hero”, or also, more simply, the perspective of an unconceivable terror that encodes our days, or the small apocalypses of everyday life, wrapped in banality. Banality also becomes the ‘logo’ of our time, a time that is unable to get in touch with the reality of our body, and always pushes us to search for ‘other’ things.
A second group of works (Floreal Extension) reproduces a series of portraits of old people, adults and children – from whose heads grow flowers and leaves. The melancholy they express is not compact and opaque, but tied to our psychoses, and can change itself into a myriad humor particles, sensations, and dreams – an atom dust, which constitutes the ultimate substance of the multiplicity of things. Depriving language of all weight (as happens in works veiled by plexiglas layers that lead us towards shadows inhabited by misty grey shades) in order to make it more similar to light (sometimes moonlight), and introduce the shadow of its absence, also means to recognize the ethereal influences that connect macrocosm and microcosm.
At the center of creativity is the theme of white – in modern art the white of the canvas, or of paper, is the symbol of the artwork as a “denied reality”, a search for the absolute that pushes to the extreme limits of utterability, and frees forms from their dependence from mimesis, suggesting a new ‘optical unconscious’.

Marisa Vescovo

 

Daniele D’Acquisto

Waiting For…

testo critico di Marisa Vescovo

Le riflessioni e gli studi condotti sulla percezione visiva e le sue implicazioni tecniche hanno determinato per Daniele d’Acquisto la necessità di lavorare su più fronti e soprattutto di indagare le potenzialità intrinseche della materia senza intaccarne le proprietà qualitative. Dopo aver sperimentato l’uso della biro su tela, l’artista ha in parte trasferito la propria ricerca dal mezzo al supporto, in particolare sulla carta, considerandone le potenzialità, le caratteristiche, i limiti: questa, opportunamente intagliata e sovrapposta in applicazione su tavola, forma rilievi quasi impercettibili che prendono man mano corpo in soggetti riconoscibili.

La luce, incidendo dall’alto sull’opera, crea volumetrie, profondità, contrasti. Luce e leggerezza diventano elementi determinanti del suo linguaggio; l’uso reiterato del bianco tende a sublimare l’immagine smaterializzandone la percezione.

Questi quadri-sculture sono concepiti attraverso un’analisi pittorica dell’immagine che, nel considerare gli aspetti bidimensionali di partenza, tende ad esaltarne alcune parti in chiave plastica e volumetrica. La manualità e la tecnologia sottese a questa complessa tecnica sono per Daniele D’Acquisto l’occasione per misurarsi con le proprie ossessioni, “catarticamente” risolte dal notevole grado di controllo formale che queste opere richiedono. Un’alchimia complessa che richiede forte impegno e applicazione costante.

La serie Waiting For… suggerisce allo spettatore intuitive connessioni con la tradizione delle estasi dei santi (il santo guarda verso l’alto in preda a una visione) e delle apparizioni in genere, non ultima quelle delle comic strips dominate dai supereroi (la gente guarda verso l’alto in attesa dell’intervento provvidenziale), proponendo, allo stesso tempo, spunti di riflessione sulla condizione socio culturale dell’uomo contemporaneo, vittima di psicosi collettive, alla ricerca spasmodica di apparizioni rivelatrici o risolutrici apocalissi. L’osservatore è così indotto a farsi una propria idea dell’opera, individuandone autonomamente le ragioni e proponendo infine, con il proprio sistema di credenze, le possibili verità.