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PAST Exhibitions
Andreas Leikauf

Waste all energies
From 09.02.2006 to 25.03.2006

Andreas Leikauf – Between us
Between us
2005
acrilico su tela
35 x 45 cm
Andreas Leikauf – Cheap landscapes
Cheap landscapes
2005
acrilico su tela
30 x 40 cm
Andreas Leikauf – Forget it
Forget it
2005
acrilico su tela
60 x 45 cm
Andreas Leikauf – Fun city
Fun city
2004
acrylic on canvas
30 x 35 cm
Andreas Leikauf – It’s not too late
It's not too late
2005
acrylic on canvas
40 x 30 cm
Andreas Leikauf – Meaningless, maybe
Meaningless, maybe
2005
acrilico su tela
Andreas Leikauf – They went away
They went away
2005
acrilico su tela
30 x 35 cm
Andreas Leikauf – Think faster
Think faster
2005
acrylic on canvas
40 x 30 cm
Andreas Leikauf – Waste all energies
Waste all energies
2005
acrylic on canvas
45 x 35 cm

Gagliardi Art System / gallery presenta, per la sua prima personale in Italia, l’artista austriaco Andreas Leikauf.

Andreas Leikauf dipinge, acrilico su tela, scenari urbani e piccole visioni di un’umanità smarrita e disincantata; su fondali di città non identificabili – e per questo universali -, virate in colori acidi, trova spazio una gioventù senza illusioni ma non priva di ironia, alla quale vengono accostate una serie di parole, forse pensieri, disposti come pay-off pubblicitari o frammenti di testi di canzoni a commento dello scorcio di vita rappresentato. Oltre ad una serie di quadri di piccolo e medio formato l’artista presenta un progetto work in progress dedicato al disegno, un cartoonism ‘cattivo’, di matrice neo-espressionista, realizzato su banconote di carta di differenti conii internazionali. L’intervento dell’artista sulla moneta di carta trasferisce all’oggetto un valore aggiunto – spesso aumentandone sarcasticamente la cifra effettiva – e ne stravolge il significato d’uso quotidiano smitizzandone la sacralità e riconducendolo al mero ‘pezzo di carta’. ‘Nelle mie opere c’è sempre una sorta di ironia seriosa (o serietà ironica)’.

Andreas Leikauf
Guardando questi piccoli esercizi di genuina perfidia mista ad anarchica cattiveria e a un certo sadico piacere adolescenziale per lo ‘scherzetto’, lo sberleffo e le boccacce, bisogna dire che Andreas ha eseguito la serie di disegni a pennarello su banconote vere con spregiudicata libertà (a partire dal 1996) e con divertita inclinazione al mescolamento di generi alti e bassi della cultura (dal fumetto underground al cinema Splatter e Pulp, al graffito metropolitano, alla pittura viscerale e lisergica neo-espressionista di area tedesca, ai cartoon mouvies in onda su MTV), sperando forse che le immagini suonassero rumorose e adrenaliniche come un bel riff di chitarra. Il mio primo milione – questo il titolo dell’infinito sequel a disegni privo di fine ma anche di lieto fine – è un’inarrestabile esclation di crudeltà grandi e piccole perpetrate da buffi mutant e zombi ai danni di altri simili mostriciattoli che mostrano, perennemente stampato sul grugno, un ghigno beffardo e idiota accompagnato da uno sguardo vacuo e sanguinario, pieno solo dell’orrore, dell’inettitudine e della violenza di quel mondo di cui sono metaforici portavoce. Il rimando a un tempo reale e presente, fondato sui principi della sopraffazione e dell’aggressività, risulta tanto più chiaro e motivato dalla presenza aggravante di una deriva speculativa e consumistica dell’esistenza, evocata sulla scena dei disegni da cifre e numeri arbitrariamente sostituiti da Leikauf al valore reale e modesto delle banconote originali. L’artista ha compiuto una sopraffina e dissacrante operazione artistico-economica che al tempo stesso potenzia il valore monetario del prodotto creativo (deciso adesso per di più dall’artista e non dal sistema dell’arte) e svilisce con sarcasmo il ruolo di potere svolto dal denaro nelle nuove società del capitale. Il vecchio motto ‘produci, consuma, crepa’ di cui anche Giovanni Lindo Ferretti degli ex CCCP cantava, a metà degli anni ’80, le indolenti ed esiziali conclusioni, ha ceduto il posto a un inno più lassista e scanzonato che potrebbe suonare lievemente ma sostanzialmente modificato: ‘produci poco, consuma tanto, divertiti moltissimo’. In altre parole, gli anni ottanta visti alla rovescia: l’edonismo evoluto in depressione, il consumismo in abulia, l’arrivismo in insicurezza. Cantava ancora lo sciamano nevrotico sempre nello stesso periodo: “Io sto bene io sto bene/ io sto male io sto male/ io non so io non so/ come stare dove stare”. C’è da rimarcare una certa profetica somiglianza con le atmosfere e i personaggi dei lavori pittorici di Andreas Leikauf, giovani smarriti e disincantati di bella presenza, con il riff della chitarra ancora nel cuore ma con la testa ormai piena di hit list sintetiche e di slogan già rimasticati . E’ gente che va veloce questa, che non ha tempo da perdere, che non ha energie da sprecare, gente per cui il tempo è denaro. Già, il denaro, eccoci di nuovo all’inizio di tutto.

Gabriella Serusi