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PAST Exhibitions
Gabriele Coi

Yellow distraction
From 02.12.2005 to 28.01.2006

Gabriele Coi – yellow distraction 80#a
yellow distraction 80#a
2005
carta fotografica stratificata laccata su PVC-exp
80 x 80 cm
Gabriele Coi – yellow distraction 60#b
yellow distraction 60#b
2005
carta fotografica stratificata laccata su PVC-exp
60 x 60 cm
Gabriele Coi – yellow distraction 60#c
yellow distraction 60#c
2005
carta fotografica stratificata laccata su PVC-exp
60 x 60 cm
Gabriele Coi – yellow distraction 80#d
yellow distraction 80#d
2005
carta fotografica stratificata laccata su PVC-exp
80 x 80 cm
Gabriele Coi – yellow distraction 40#e
yellow distraction 40#e
2005
carta fotografica stratificata laccata su PVC-exp
40 x 40 cm
Gabriele Coi – yellow distraction 40#f
yellow distraction 40#f
2005
carta fotografica stratificata laccata su PVC-exp
40 x 40 cm
Gabriele Coi – yellow distraction 40#g
yellow distraction 40#g
2005
carta fotografica stratificata laccata su PVC-exp
40 x 40 cm
Gabriele Coi – yellow distraction 40#h
yellow distraction 40#h
2005
carta fotografica stratificata laccata su PVC-exp
40 x 40 cm

Gagliardi Art System /gallery affida a Gabriele Coi, Carlo Galfione e Carlo Steiner un preciso spazio della galleria che ciascuno di loro reinterpreta secondo poetiche, tecniche e trattamenti materici autonomi e compiuti.

Gabriele Coi, attraverso un’installazione di quadri fotografici minuziosamente intagliati affiancati a piccoli speakers, invita il fruitore ad una nuova consapevolezza nel sentire lo spazio circostante che le esperienze visiva e auditiva assimilano in modo congiunto.
Il giallo acido e tecnologico e il rumore di fondo di Yellow distraction – scrive Laura Carcano – si diramano in una matassa chirurgica di cavi che attecchiscono all’intero spazio percettivo. É un sistema di diffusione suggestivo, parallelo al nostro sistema sensoriale.

——

Gabriele Coi’s installation, consisting of painstakingly carved photo-paintings placed next to small speakers, encourages the spectator to take on a new perspective, a new feeling of space around them, an experience that is absorbed both visually and acoustically.
The acid, technological yellow colour and the background noise of Yellow distraction – writes Laura Carcano – branch out in a surgical tangle of cables that adhere to our whole perceptual space. It is an evocative diffusion system which runs parallel to our sensorial system.

Il paesaggio di Gabriele Coi è assimilabile a questo en plein air attivo, diorama a tuttotondo, esperienza affollata eppure solitaria. E’ il paesaggio finalmente visto dall’interno del paesaggio stesso, in maniera non frontale, quindi non univoca. Il mondo diventa così uno spettacolo stratificato e frammentato per sovraccarico di informazioni. Non è possibile detenere l’immagine di quanto si è visto, la nostra esperienza dello spazio visivo è semplice pochezza ottica destinata a trasformarsi in breve in un errore mnemonico. Questa consapevolezza è alla base delle scelte non didascaliche di Gabriele Coi: una città vale l’altra, nessun ricordo è affidabile, decostruiamo inevitabilmente quello che vediamo e l’osservazione è solo un’intuizione fallimentare.

Inutile sarebbe quindi lavorare alla consumata categoria del paesaggio come pittori di cartoline o fotoreporter, non è nelle umane capacità il saper riportare le cose per quello che sono, non vi è nemmeno possibilità di reale meraviglia o denuncia. Il solo paesaggio possibile è allora quello che suggerisce proprio questo nostro ingenuo esperire, parziale e confuso.

Gabriele Coi lavora quindi all’interno di una pratica paziente di costruzione e destrutturazione, ossessiva e, si potrebbe dire, paradossalmente inutile, come la ricerca del piacere.

Yellow Distraction è un’invasione dei quali prepotentemente diventiamo il centro. Il giallo acido e tecnologico e il rumore di fondo, si diramano in una matassa chirurgica di cavi che attecchiscono all’intero spazio percettivo.

E’ un sistema di diffusione suggestivo parallelo al nostro sistema sensoriale. Quello che vediamo e ciò che crediamo di sapere, influenzati e contraffatti da quanto ascoltiamo. Le forme e i suoni sono elementi che non sappiamo, a malapena ricordiamo, e accatastiamo quindi come una pila di oggetti raccolti nel tempo che si alzano in un muro posto tra noi e la vanità di comprendere fino in fondo le cose.

Laura Carcano

——

Turning up the volume sometimes means to finally feel silence around you. Often times, sitting on a train or rushing through the streets, we put our earphones on, erecting a wall that does not isolate us, but instead helps us look around ourselves._Gabriele Coi’s landscape can be associated with this active en plein air, a round diorama, a crowded yet solitary experience. It’s a landscape finally seen from within the landscape itself – not frontally, and therefore not one-way. The world then becomes a layered, fragmented show, overloaded with information. We cannot possibly retain images of what we have seen, our experience of visual space is purely optical and destined to soon turn into a mnemonic error. This awareness lies at the root of Gabriele Coi’s nondidactic choices: there’s nothing between one city and the other, no memory is reliable, we inevitably deconstruct what we see, and our observation is nothing but failed intuition._It would therefore be useless to work on the worn-out category of landscape as a postcard painter or a photo-reporter – since being able to report things exactly as they are lies beyond human possibilities, just as it is impossible to be really amazed at something or to denounce something._The only possible landscape, therefore, remains the one suggested by our own naïve, partial and confused experience._Gabriele Coi therefore works on a patient exercise of construction and destructuring, obsessive and even paradoxically useless, like the search for pleasure.

Yellow Distraction is an invasion of which we are forced to become the center. The acid, technological yellow and the background noise branch out like a surgical tangle of cables that adhere to our entire perceptual space. It’s an evocative system of diffusion that runs parallel to our sensorial system. What we see and what we believe we know is influenced and falsified by what we hear. Forms and sounds are elements we do not know – we hardly recall them, and thereforethey pile up like a heap of objects gathered over time, rising like a wall between us and our vane desire to understand things thoroughly.

L.Carcano